Poli contro il Ddl Valditara: “L’educazione sessuo-affettiva non è propaganda, è educazione”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’approvazione definitiva del disegno di legge sul consenso informato – il cosiddetto Ddl Valditara, che ha incassato il via libera del Senato lo scorso 4 giugno con 78 voti favorevoli e 38 contrari – sta ridisegnando i confini dell’autonomia scolastica in materia di affettività e sessualità, suscitando però reazioni immediate e fortemente critiche da parte delle amministrazioni locali e del mondo della cultura.

Tra le voci più nette si leva quella di Arianna Poli, consigliera comunale e co-portavoce di Coalizione Civica per Ferrara, la quale, nel respingere al mittente le argomentazioni del governo, invita a una riflessione di fondo sul ruolo dell’istruzione pubblica: la scuola, nella sua visione, non può essere ridotta a un semplice contenitore di saperi tecnici, né tantomeno delegare alla sola famiglia l’intero spettro dell’educazione emotiva e relazionale.

Secondo Poli, infatti, il provvedimento in questione tocca corde ben più profonde della mera organizzazione burocratica delle attività curriculari, andando a intaccare quella funzione educativa che per decenni ha rappresentato un pilastro della pedagogia italiana; negare spazio a questi temi, aggiunge la consigliera, significa trasformare la prevenzione della violenza e la promozione del rispetto in un’area oscurantista sottratta al sapere scientifico e agli esperti del settore.

Il nodo dell’infanzia e la strategia della “giunta Salis”

Una delle clausole più discusse del Ddl riguarda il divieto assoluto di realizzare progetti sulla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie, una restrizione che la giunta di centrosinistra di Genova, guidata dalla sindaca Silvia Salis, ha deciso di aggirare in modo esplicito.

Sebbene il testo di legge lo escluda tassativamente, l’amministrazione ha annunciato l’avvio di una sperimentazione rivolta a oltre trecento bambini dai tre ai sei anni in quattro asili comunali, ribattezzando l’iniziativa con un termine – “educazione all’affettività” – che secondo l’esecutivo locale elude il dettato normativo.

Manuela Caccioni, responsabile del centro antiviolenza “Mascherona” coinvolto nel progetto, ha chiarito che non si tratterà di lezioni di biologia ma di giochi di gruppo finalizzati al riconoscimento della rabbia e della paura, utilizzando storie che valorizzano la non violenza; l’obiettivo, ha spiegato la stessa Caccioni, è intercettare il malessere in età prescolare per interrompere quella spirale di sopraffazione che, troppo spesso, alle scuole superiori risulta ormai irreversibile.

Sul fronte opposto, Forza Italia Genova ha tuonato contro quella che definisce una “provocazione politica” sulla pelle dei minori, accusando la giunta di procedere in modo opaco e senza condivisione con i consigli comunali; il capogruppo Mario Mascia, in particolare, ha chiesto l’intervento del Garante dell’infanzia, sostenendo che l’alleanza educativa tra scuola e famiglia non possa essere sostituita da una delega in bianco a volontari esterni.

Il fronte degli artisti e la scienza contro la “propaganda”

A scendere in campo in queste ore è anche un nutrito gruppo di professionisti della cultura, raccolti intorno alla Fondazione Una Nessuna Centomila; in una lettera aperta che ha già raccolto firme illustri – da Pierfrancesco Favino a Fiorella Mannoia, passando per Claudia Pandolfi e Piero Pelù – si denuncia un “arretramento culturale” che rischia di compromettere anni di lavoro sul campo.

I firmatari sottolineano come l’Italia resti, insieme a pochi altri Paesi dell’Est Europa, tra le nazioni che non prevedono un percorso strutturato di educazione sessuo-affettiva, nonostante i richiami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNESCO: la cosiddetta Comprehensive Sexuality Education, ricordano gli artisti, mira a fornire agli strumenti per realizzare la propria salute e dignità, sviluppando relazioni rispettose e comprendendo l’impatto delle proprie scelte sul benessere collettivo.

Anche nove Ordini territoriali degli Psicologi – tra cui quelli di Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Veneto – hanno espresso profonda preoccupazione, definendo la nuova disciplina un ostacolo alla prevenzione del bullismo e della violenza di genere; in una nota congiunta, i presidenti degli Ordini hanno chiesto di essere ascoltati dal Ministro Valditara nelle sedi parlamentari, evidenziando come la sessualità sia una dimensione relazionale che matura già nei primi anni di vita attraverso il linguaggio e il gioco.

I numeri di una prevenzione mancata

A rendere ancora più acceso lo scontro sono i dati sulla salute dei minori, che dipingono un quadro di emergenza silenziosa: secondo le ultime rilevazioni, solo il 65,9 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni dichiara l’uso del preservativo nell’ultimo rapporto, con un trend in diminuzione costante dal 2014, mentre i casi di gonorrea in questa fascia d’età sono aumentati del 50 per cento.

A questi numeri si aggiunge l’allarme lanciato dalla lettera degli artisti riguardo all’accesso precoce alla pornografia online e all’incremento delle forme di autolesionismo tra gli adolescenti; in questo contesto, la richiesta di una educazione laica e scientificamente fondata si scontra con l’impianto del Ddl, che non solo vieta l’intervento nelle età dell’infanzia, ma introduce una procedura di “opt-in” per cui è sufficiente il diniego di un solo genitore per bloccare l’intero progetto nelle scuole medie e superiori.

I centri antiviolenza, reduci da anni di esperienza nelle classi, raccontano di ricevere ragazze di sedici o diciassette anni che chiedono aiuto non perché hanno subito un fatto grave, ma perché si sentono oppresse e controllate; un segnale, questo, che secondo gli operatori dimostra come la prevenzione debba partire molto presto e non possa essere subordinata al consenso informato di chi, spesso, la violenza la esercita o la subisce in silenzio tra le mura domestiche.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.