Le nuove farmacie dei servizi, come cambiano: gli ambulatori sotto casa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le farmacie, da sempre presidi riconosciuti per l'acquisto dei medicinali, si apprestano a varcare una soglia storica, trasformandosi in veri e propri ambulatori di prossimità dove sarà possibile effettuare una serie di accertamenti diagnostici, dall'elettrocardiogramma al controllo della glicemia, che fino a ieri richiedevano l'accesso a strutture sanitarie tradizionali. Questo cambiamento epocale, che segna il passaggio da un modello commerciale a uno integrato di servizi alla persona, trova il suo fondamento nel via libera definitivo del Parlamento al decreto legislativo che istituisce le “farmacie dei servizi”, un provvedimento licenziato dal Senato e ora in attesa del definitivo esame della Camera dei Deputati. La legge, la quale affida a un successivo decreto ministeriale il compito di definirne gli aspetti operativi, mira esplicitamente a potenziare l'offerta sanitaria territoriale, ampliando le possibilità per i pazienti e contribuendo a quel decongestionamento delle liste d’attesa che rappresenta una delle criticità più evidenti del sistema.

Il quadro normativo e gli sviluppi futuri

L'architettura della riforma, sebbene già delineata nei suoi principi fondamentali, vedrà la piena attuazione solo dopo l'emanazione del decreto attuativo, un passaggio tecnico ma cruciale che darà concretezza alle intese sottoscritte tra le principali federazioni dei farmacisti e gli ordini professionali dei tecnici di laboratorio. In quel contesto, come previsto dalla norma, sarà istituito un tavolo tecnico dedicato a disciplinare nel dettaglio l'attività analitica su sangue capillare e gli esami a “pronta richiesta”, questi ultimi erogati a pagamento direttamente dall'utente. Si tratta di un meccanismo, quello della compartecipazione alla spesa, che delinea un nuovo perimetro di servizi, alcuni in convenzione e altri a tariffa, destinati a convivere all'interno dello stesso esercizio.

La sperimentazione nel Lazio

Mentre il quadro nazionale completa il suo iter, alcune regioni non stanno a guardare, anticipando i tempi con progetti pilota che dimostrano la fattibilità del nuovo modello. È il caso della Regione Lazio, che ha avviato una sperimentazione voluta dal governo Rocca e basata sull'integrazione con la telemedicina. Attraverso un protocollo sottoscritto con le associazioni di categoria, il Lazio intende valorizzare la presenza capillare delle farmacie, trasformandole in presidi di prossimità per favorire l'accesso alle prestazioni assistenziali. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, avvicinare i servizi ai cittadini; dall'altro, ridurre la pressione sugli accessi ai pronto soccorsi e agli ambulatori specialistici.

I servizi disponibili e l'accesso per i cittadini

Nella pratica, per un cittadino del Lazio, questo significa entrare in una delle farmacie aderenti – che sono già un migliaio sulle millesettecento totali della regione – con una semplice prescrizione medica e poter svolgere esami come l'elettrocardiogramma o l'holter cardiaco senza dover sostenere un costo diretto, pagando esclusivamente il ticket ove previsto. Questo meccanismo, reso possibile dalla delibera regionale sulla telemedicina dello scorso giugno, non solo snellisce le procedure per l'utente, ma rappresenta anche un primo, significativo banco di prova per un sistema sanitario che cerca di adattarsi alle esigenze di un territorio sempre più bisognoso di risposte rapide ed efficienti.

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