Diabete tipo 2, la cura cambia volto: non solo glicemia, ora si proteggono cuore, reni e fegato

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non basta più abbassare la glicemia. Nel diabete di tipo 2 la terapia deve puntare anche a proteggere cuore, reni e fegato, a controllare il peso, preservare la funzione fisica e migliorare la qualità di vita. È il cambio di prospettiva contenuto nel nuovo rapporto di consenso congiunto dell'American Diabetes Association e dell'European Association for the Study of Diabetes, presentato in una sessione del congresso EASD in corso a Milano.

Il documento, pubblicato simultaneamente su Diabetes Care e Diabetologia, aggiorna le precedenti indicazioni del 2022 e segna un'evoluzione verso un approccio gestionale che considera non solo il controllo glicemico, ma anche il raggiungimento di obiettivi individualizzati di gestione del peso e di protezione di organi vitali.

Un'emergenza sanitaria globale in crescita costante

Oltre 589 milioni di adulti nel mondo convivono oggi con il diabete e più del 90% dei casi è rappresentato dal diabete di tipo 2. Secondo le stime dell'International Diabetes Federation, il numero potrebbe raggiungere 853 milioni di persone entro il 2050. Un dato che colloca la malattia tra le principali priorità sanitarie, sociali ed economiche a livello mondiale, con oltre 3,4 milioni di decessi annui attribuibili al diabete e circa 252 milioni di adulti che non sanno di convivere con la condizione.

Le nuove raccomandazioni: intervenire prima e su più fronti

Tra gli approcci proattivi indicati nel documento c'è l'intervento precoce, con l'uso di farmaci ipoglicemizzanti già nelle fasi iniziali della cura per prevenire complicanze a lungo termine e modificare la traiettoria della malattia. Il rapporto raccomanda inoltre l'impiego anticipato degli inibitori SGLT2 e delle terapie basate sul GLP-1, con particolare attenzione a personalizzare il trattamento in base al rischio cardiovascolare e di malattia renale cronica del singolo individuo.

Questi farmaci, inizialmente introdotti come agenti ipoglicemizzanti, sono oggi sempre più prescritti per altre indicazioni e utilizzati per la gestione glicemica, del peso e la protezione d'organo.

Oltre gli occhi, i piedi e i reni: le nuove frontiere del monitoraggio

Il consenso pone un'enfasi maggiore sul monitoraggio e sul trattamento di condizioni che possono coesistere con il diabete di tipo 2, come l'insufficienza cardiaca, la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, le apnee ostruttive del sonno, i disturbi di salute mentale come ansia e depressione e la salute parodontale. Si amplia così il perimetro delle complicanze da tenere sotto controllo, che tradizionalmente si limitava a retinopatia, neuropatia e nefropatia.

Particolare attenzione viene riservata anche alla preservazione della massa muscolare e della funzione fisica, considerate sempre più importanti man mano che si consolidano terapie altamente efficaci per la perdita di peso.

Il paziente anziano e la fragilità: un approccio su misura

Nei servizi di diabetologia italiani più di un paziente su tre con diabete di tipo 2 ha superato i 75 anni. Si tratta di persone in cui la malattia assume caratteristiche peculiari, legate alla fragilità che aumenta con l'avanzare dell'età, al numero elevato di patologie associate e quindi di farmaci assunti. La letteratura scientifica raccomanda per questa popolazione una valutazione geriatrica completa, che includa lo stato funzionale, cognitivo, mentale e sociale, per identificare gli obiettivi glicemici e le terapie più appropriate.

I trattamenti farmacologici vanno prescritti e monitorati con cautela, tenendo conto delle capacità cognitive del paziente, delle potenziali interazioni farmacologiche pericolose e del rischio cardiovascolare, con l'obiettivo principale di evitare l'ipoglicemia.

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