Terremoto ai Campi Flegrei, il vulcanologo avverte: "Potrebbero arrivare scosse più forti"
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Redazione Interno
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Alle 12:47 di lunedì 30 giugno, una scossa di magnitudo 4.6 ha colpito l’area dei Campi Flegrei, al largo di Baia, raggiungendo una profondità di soli 5 chilometri. Quella che è stata definita la più intensa degli ultimi quarant’anni – eguagliando per potenza quella del 13 marzo scorso – è stata avvertita nitidamente non solo nella zona flegrea, ma anche a Napoli e nei comuni limitrofi, spingendo molti abitanti a riversarsi in strada. Pochi minuti dopo, alle 12:51, una replica di magnitudo 2.2 ha confermato che l’attività sismica non si è ancora esaurita.
Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio vesuviano, ha messo in guardia contro ogni tentativo di minimizzare il fenomeno. «C’è poco da rassicurare», ha dichiarato, sottolineando che «dobbiamo aspettarci scosse molto forti anche in aree più esterne rispetto all’epicentro tradizionale di Agnano, Bagnoli e Pozzuoli». La peculiarità di questo evento, secondo l’esperto, risiede nel fatto che si sia verificato nel golfo di Baia, una zona marginale rispetto alle aree solitamente più attive, segnalando una potenziale estensione della criticità.
Il terremoto ha provocato il crollo di un costone sull’isolotto di Punta Pennata, ma i danni materiali, per ora, sembrano contenuti. Ciò che preoccupa maggiormente è l’assetto urbanistico della zona, costruita in gran parte senza tenere conto del rischio sismico, e l’adeguatezza del piano d’emergenza. Mastrolorenzo insiste sulla necessità di rivedere entrambi, considerando che il bradisismo – il lento movimento del suolo tipico dell’area – è stato a lungo sottovalutato, nonostante la sua natura imprevedibile.




