Minacce dell'Awami League dopo l'aggressione a Badhon: «Vi troveremo ovunque»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un video diffuso da un canale informativo bengalese attivo a Padova sta allargando il perimetro di una vicenda che finora sembrava circoscritta a Mestre. Nel filmato, un dirigente del partito Awami League – la Lega Popolare del Bangladesh, fondata nel 1949 e messa al bando nel 2025 – si rivolge direttamente agli oppositori politici rifugiati in Veneto con parole inequivocabili: «Li troveremo ovunque, in qualunque modo e li affronteremo».
La minaccia, riferita da un media online in lingua inglese, non è generica: il leader politico cita esplicitamente l'aggressione subita dall'attrice Azmeri Haque Badhon, elogiando i suoi aggressori come «figli coraggiosi» e invitando militanti e organizzazioni affiliate a fare ciò che «va fatto, senza paura, contro ogni intimidazione».
Il contesto della «Rivolta di luglio» e la presenza di Joy Wazed
Per comprendere il tenore delle minacce occorre risalire al 2024, quando in Bangladesh una mobilitazione studentesca – passata alla storia come «Rivolta di luglio» – portò alla caduta del governo di Sheikh Hasina, premier ininterrottamente dal 2009. La repressione delle proteste costò oltre 1.400 vite secondo le stime delle Nazioni Unite. Da allora l'Awami League, il partito di Hasina, è stato bandito dalle autorità di Dacca, ma secondo le testimonianze raccolte a Mestre continua a operare con una certa disinvoltura anche in Italia.
A rendere più teso il clima, in concomitanza con l'aggressione a Badhon, c'era la presenza in laguna di Sajeeb Wazed Joy, figlio dell'ex premier fuggita in India; alcune sue fotografie insieme ai presunti aggressori circolano sui social.
L'aggressione in albergo e al parco
L'episodio che ha innescato la catena di reazioni risale alla sera del 4 settembre, quando Azmeri Haque Badhon – attrice e modella presente alla Mostra del cinema di Venezia per il film «The Difficult Bride» di Rubaiyat Hossain – è stata avvicinata da alcuni connazionali prima nei pressi dell'albergo di Mestre dove alloggiava, poi in un parco vicino. Secondo il racconto della stessa vittima, pubblicato sui suoi profili social, gli aggressori le hanno rivolto insulti sessisti, l'hanno colpita al volto, hanno lanciato acqua e oggetti contro di lei e le hanno sottratto il telefono.
Con lei c'erano il fratello e il nipotino di pochi anni, che piangeva mentre i presenti esultavano. «Ho avuto persino la sensazione che potessero uccidermi, per il modo in cui mi hanno attaccata», ha dichiarato l'attrice, definita dagli aggressori «combattente di luglio» per il suo sostegno alla rivolta del 2024.
La mediazione di Rithu Miah e il quadro locale
Sul fronte del supporto alla vittima, il consolato del Bangladesh a Milano si è appoggiato a Rithu Miah, mediatrice culturale residente nel Veneziano, già candidata con il Partito Democratico alle ultime amministrative. La sua posizione è netta: l'aggressione non ha nulla a che vedere con la condizione femminile, né in Bangladesh né tra gli immigrati bengalesi, ma si inserisce in una faida politica interna alla diaspora. Il quadro mestrino, del resto, è già da tempo segnato da tensioni che vanno oltre la politica internazionale.
Ne dà conto una lettera inviata al sindaco di Venezia da Allegra Tonon, ventiseienne insegnante residente in via Piave, che segnala scritte offensive comparse ad agosto su alcuni gradini del quartiere – «f*ck bangla», «bangla me*da» e raffigurazioni oscene – rimaste impunite per oltre un mese, e un'irruzione al Parco Piraghetto da parte dell'influencer Simone Carabella.
Nel testo, Tonon parla di «deriva antidemocratica» e di rischio di «normalizzazione» di atteggiamenti xenofobi, chiedendo un intervento delle istituzioni prima che il tessuto sociale si sfaldi ulteriormente.
La posizione del governo di Dacca e le indagini in corso
A Dacca, il ministero degli Esteri ha annunciato l'avvio di azioni diplomatiche e legali immediate per fare luce sull'accaduto. Il ministro di Stato per gli Affari Esteri Humaiun Kobir, riferendo in Parlamento, ha definito l'aggressione «un attacco diretto alla governance democratica del Bangladesh», sottolineando che i partecipanti al movimento di luglio continuano a subire minacce da parte di attivisti dell'Awami League anche all'estero.
In Bangladesh, intanto, le testate online hanno diffuso i nomi e i volti di cinque presunti responsabili, identificati attraverso l'analisi dei video che gli stessi aggressori avevano trasmesso in diretta sui social. La polizia veneziana ha ricevuto una denuncia formale da parte dell'attrice.
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