Arturs Strautins e il coraggio di Tortona, mentre Cantù cambia volto con Chris Chiozza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Con la partita appesa a un filo, nella cuccia di Desio, è stato il freddo di Arturs Strautins a decidere l'esito. Il lettone, il cui polso non tradisce quando il cronometro scorre verso lo zero, ha costruito il break decisivo che ha piegato la resistenza di Pallacanestro Cantù, consegnando alla Bertram Yachts Tortona una vittoria di carattere. Strautins, del resto, ha dichiarato di cercare proprio quei momenti, quelli in cui la palla scotta e la scelta pesa come un macigno: “Non ho nessun problema ad assumermi delle responsabilità. Gioco a basket anche per questo”, ha spiegato dopo la gara, sottolineando come l'intero collettivo tortonese abbia meritato il successo. Una serata, quella al PalaDesio, in cui l'energia della tifoseria di casa non è bastata a compensare quel dettaglio in più, quella freddezza che spesso separa due squadre in campi così equilibrati.

Il mercato di Cantù risponde alla crisi

La sconfitta, la settima consecutiva, ha spinto la dirigenza biancoblù a un cambio immediato, un intervento chirurgico sul roster per provare a invertire una rotta diventata pericolosa. L'uscita di scena del playmaker Jacob Ginyard, sacrificato per creare spazio, ha anticipato l'ingaggio ufficiale di Chris Chiozza. L'ACQUA S.BERNARDO ha così puntato su un regista puro, nato a Memphis, che ha all'attivo esperienze in NBA ed EuroLeague, sebbene la sua ultima avventura in Turchia si sia conclusa anzitempo. Chiozza, la cui rapidità e visione di gioco sono le armi principali, porta con sé la necessità di integrarsi in fretta in un meccanismo che fatica a trovare continuità.

La lettura del coach Brienza

Sul nuovo arrivo si è espresso il coach Nicola Brienza, il quale, pur navigando in acque agitate, mantiene la barra dritta. “Aggiungiamo un giocatore di personalità, che ha già giocato in squadre e campionati importanti in Europa”, ha dichiarato, evidenziando come la scelta miri a fornire qualità e leadership a un reparto di regia che aveva bisogno di una scossa. Una mossa dettata dalla contingenza, ma anche da una precisa visione, in un campionato dove il margine per gli errori si sta assottigliando. Brienza, del resto, ha dovuto gestire l'assenza di elementi chiave come Manjon e Biligha, trovando risposte parziali in un rendimento collettivo altalenante.

La solidità del gruppo vincente

Dall'altra parte, la Bertram ha dimostrato di saper vincere anche quando le condizioni non sono ottimali. La squadra, che pure ha patito momenti di offensiva non brillante da parte di alcuni dei suoi terminali, ha trovato il modo di ovviare attraverso un lavoro corale, quel "noi" che spesso fa la differenza nei momenti stretti. Una filosofia, quella tortonese, che passa dalla freddezza di un uomo come Strautins nei secondi caldi, fino alla capacità di tutto il gruppo di sopportare gli assalti avversari e di trovare l'allungo al momento giusto, come successo proprio nell'ultimo quarto contro Cantù.

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