Congo e Ruanda: dialogo in Qatar, ma la guerra non si ferma

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i presidenti del Ruanda, Paul Kagame, e della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Felix Tshisekedi, si incontravano martedì a Doha per discutere una possibile tregua, i ribelli dell’M23, gruppo armato sostenuto da Kigali, conquistavano un’altra città strategica nel Nord-Kivu. Walikale, capoluogo del territorio omonimo, è caduta quasi senza resistenza, secondo fonti locali, aggravando una crisi che dura ormai da anni e che continua a destabilizzare l’intera regione.

L’avanzata dell’M23, avvenuta nonostante i ripetuti appelli al cessate il fuoco, rappresenta un duro colpo per i fragili tentativi di mediazione internazionale. I negoziati di Luanda, previsti per il 18 marzo 2025 e già boicottati dai ribelli, sembrano lontani dal produrre risultati concreti. Intanto, migliaia di civili sono costretti a fuggire dalle zone di conflitto, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’escalation militare.

Il Movimento 23 Marzo, accusato da più parti di agire come braccio armato del Ruanda nella RDC, ha consolidato il proprio controllo su ampie porzioni del Nord-Kivu, una regione ricca di minerali critici, oggetto di contese economiche e geopolitiche. Proprio su questo fronte, Washington e Kinshasa stanno portando avanti trattative per garantire l’accesso alle risorse minerarie, fondamentali per l’industria tecnologica globale. Tuttavia, la situazione sul campo rischia di compromettere anche questi accordi, già complicati dalle tensioni tra i due paesi confinanti.

La presa di Walikale, avvenuta in un contesto già segnato da violenze e instabilità, solleva interrogativi sulla reale volontà delle parti in conflitto di raggiungere una soluzione pacifica. Se da un lato Kagame e Tshisekedi hanno espresso la necessità di un dialogo, dall’altro le azioni dell’M23 sembrano contraddire ogni dichiarazione di intenti. La crisi congolese, che vede intrecciarsi interessi economici, rivalità politiche e sofferenze umane, rimane una delle più complesse e drammatiche del continente africano.

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