Napoli, un tavolo per riaprire Largo Maradona dopo la chiusura dei proprietari
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Redazione Sport
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Il murale di Diego Armando Maradona, che da anni osserva dall'alto i vicoli dei Quartieri Spagnoli, è diventato improvvisamente inaccessibile ai visitatori, i quali, arrivando da ogni angolo del pianeta, si trovano di fronte a una scena inaspettata e si guardano intorno con visibile smarrimento. La causa di questa situazione, che priva la città di uno dei suoi luoghi simbolo, risiede nella decisione dei proprietari dell'ex garage, stanchi, a loro dire, di essere continuamente additati come soggetti disonesti e poco rispettosi delle norme. Antonio Esposito, conosciuto come Bostik, ha espresso con chiarezza il proprio stato d'animo, dichiarandosi «stanco, deluso e rassegnato» dopo le operazioni di controllo condotte dalla polizia municipale, le quali, secondo quanto riferito dal Comune, si inseriscono in un più ampio piano di contrasto all'abusivismo commerciale e sono scattate anche a seguito di denunce per la vendita di articoli contraffatti e per furti di energia elettrica.
Un dialogo avviato per trovare una soluzione
Proprio in risposta a questa chiusura, che ha privato Napoli di un patrimonio storico, turistico e culturale di inestimabile valore, si è tenuto un incontro tra l'avvocato Angelo Pisani, storico difensore del calciatore argentino e portavoce dei commercianti della zona, e il Direttore Generale del Comune. Da quel confronto, definito proficuo e costruttivo, è emersa una prima, importante intesa che punta a una soluzione di buon senso, finalizzata non solo a restituire alla città e al mondo il sito, ma anche a garantire la pronta riesposizione dei cimeli dedicati alla bandiera azzurra, divenuta ormai un simbolo identitario per un'intera generazione.
Le voci che si intrecciano attorno a un'icona
Sul caso è intervenuto, attraverso un post su Instagram, anche l'ex sindaco Luigi De Magistris, il quale ha lanciato un appassionato monito, affermando che "il popolo sta smarrendo una cosa" e sottolineando con forza che "Napoli non si usa, si ama". Nei suoi ricordi, i Quartieri Spagnoli rappresentarono, all'inizio del suo mandato, uno dei primi e più significativi simboli della rinascita della città, un riscatto reso possibile dall'azione congiunta dell'amministrazione e dei cittadini che in essa credevano. Le sue parole, se da un lato evocano lo spirito di un'epoca, dall'altro fotografano la delusione per una frattura che sembra essersi creata in quello che lui definisce "l'unione di popolo".
La strada verso la riapertura
L'amministrazione comunale, da parte sua, ha annunciato l'intenzione di aprire un dialogo con gli esercenti, riconoscendo la centralità di Largo Maradona nell'immaginario collettivo e il suo ruolo di polo di attrazione turistica tra i più visitati a livello globale. L'obiettivo del tavolo di lavoro, dunque, non è solo quello di sbloccare l'accesso al piazzale, ma di farlo in un'ottica di legalità e sostenibilità, cercando di comporre le esigenze di controllo del territorio con il diritto dei napoletani, e di chiunque voglia omaggiare il Pibe de Oro, di poter continuare a vivere quello spazio come un luogo di memoria e di celebrazione.




