Pignataro: per l’Europa non serve una OpenAi, ma adozione rapida di Ia e robotica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è tenuto a Roma il FII Priority Europe, il summit organizzato dal Future Investment Initiative Institute, la fondazione no-profit legata al fondo sovrano saudita Pif, e tra i relatori più attesi figurava Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group. Lo schivo imprenditore, che secondo la classifica di Forbes è il terzo uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato di 40 miliardi di dollari, ha scelto di intervenire per delineare quella che, a suo avviso, dovrebbe essere la strategia del Vecchio Continente in materia di intelligenza artificiale.

Una strategia che non passa attraverso l’emulazione degli Stati Uniti nella corsa all’invenzione del prossimo grande modello linguistico, ma attraverso un’accelerazione senza precedenti nell’adozione di queste tecnologie all’interno del tessuto produttivo esistente.

Il ritardo europeo e la lezione del dopoguerra

Nel suo intervento, Pignataro ha voluto richiamare un parallelo storico che aiuta a inquadrare la sfida attuale. Negli anni Cinquanta, l’Europa crebbe a un tasso del 5 per cento per un intero decennio, un’impennata che fu trainata dall’adozione massiccia delle tecnologie disponibili in quel periodo. Secondo l’imprenditore, oggi esiste la possibilità concreta di un nuovo rinascimento economico, a patto che si scelga di adottare le innovazioni in maniera rapida e diffusa.

Il riferimento, durante il suo discorso, è andato anche al rapporto Draghi, il documento che ha recentemente individuato nei gap tecnologici una delle cause principali del differenziale di produttività che separa l’Europa dagli Stati Uniti. Pignataro ha però precisato che, sebbene il rapporto individui correttamente i divari, è più agevole per le medie imprese compiere questo salto rispetto ai grandi gruppi industriali, spesso appesantiti da strutture ereditate e processi più lenti.

Banche come facilitatori e il problema dell’informazione privata

Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Pignataro ha riguardato il sistema bancario europeo e il suo rapporto con lo sviluppo dei mercati dei capitali. Secondo il fondatore di Ion, le banche devono evolvere il loro ruolo e diventare dei veri e propri facilitatori, ossia un motore di abbinamento tra il capitale privato, il capitale istituzionale e le esigenze concrete delle imprese. Il ragionamento parte da una constatazione strutturale: l’Europa è stata storicamente finanziata principalmente dalle banche, e questo modello presenta un limite intrinseco.

Quando il finanziamento passa attraverso il canale bancario, le informazioni relative alle aziende rimangono confinate in un perimetro privato e non vengono diffuse nel mercato. Senza un flusso libero di informazioni, ha spiegato Pignataro, non si possono davvero sviluppare mercati dei capitali profondi e liquidi, condizione indispensabile per sostenere la crescita e l’innovazione. Per questo motivo, il sistema creditizio è chiamato a compiere un cambio di passo, mettendosi al servizio dell’incontro tra domanda e offerta di risorse finanziarie.

La scommessa sull’adozione tecnologica e gli investimenti in Italia

Pignataro ha ribadito con forza che all’Europa non serve una versione locale di OpenAi, per quanto affascinante possa apparire l’idea di un campione europeo dell’intelligenza artificiale generativa. L’obiettivo, a suo avviso, deve essere un altro: diventare il continente più veloce nell’integrare l’intelligenza artificiale e la robotica nei settori industriali in cui già possiede una posizione di forza. Una scelta pragmatica che, nelle sue parole, si traduce nella necessità di politiche fiscali apposite, pensate per stimolare un’adozione rapida e capillare delle nuove tecnologie.

A rafforzare la credibilità di questo appello, oltre alla sua posizione di terzo uomo più ricco d’Italia, c’è la sua storia imprenditoriale: Ion Group, il gruppo da lui fondato, è un attore globale nel settore dei dati finanziari e in Italia ha messo a segno investimenti importanti, controllando realtà come Cerved, Cedacri e Prelios. Una presenza che rende il suo sguardo sull’economia italiana e sulle sue potenzialità tutt’altro che distaccato.

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