Venezuela, Veronese: "Arresto Maduro libera un popolo, chi lo difende tradisce i diritti umani"
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Redazione Esteri
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L’arresto di Nicolás Maduro, avvenuto nelle scorse ore, costituisce secondo il professore Simone Veronese un atto di liberazione e non un vulnus alla sovranità nazionale, come invece sostenuto da alcune forze politiche. In una nota stampa pervenuta in redazione, Veronese ha definito l’accaduto come il riscatto di una nazione, a lungo oppressa, da quello che non esita a chiamare "tiranno".
Il Venezuela da giacimento a prigione
"Maduro non è un leader politico come gli altri", si legge nel documento, che tratteggia, con frasi complesse e subordinate, un quadro di decadenza sistematica: il Paese, nonostante le immense ricchezze del sottosuolo, è stato progressivamente ridotto a uno stato di indigenza e terrore, caratterizzato da una repressione diffusa e da un esodo di massa dei suoi cittadini. Una trasformazione, questa, compiuta – secondo l’analisi del professore – per puro "dispetto" verso ogni principio di benessere collettivo.
Il cortocircuito della sinistra italiana
La presa di posizione di Veronese giunge in un momento di acceso dibattito, sollevato anche dalle riflessioni del giornalista Pierluigi Battista, il quale ha denunciato il paradosso per cui una parte della sinistra politica italiana, mentre in patria si professa paladina dei diritti, all’estero finisce per ergersi ad avvocato difensore di regimi autoritari. Battista, in un intervento che ha suscitato reazioni, ha parlato di un "pacifismo a senso unico" e di una "bussola rotta", sottolineando la tristezza per una difesa, ritenuta ideologica, di despoti. Un meccanismo che, da innocua acrobazia dialettica, diventa inquietante quando le parole si tramutano in sostegno concreto a governi illiberali.
Una frattura identitaria oltre le etichette
La questione, come evidenziato dagli interventi, sembra aver scavato un solco profondo all’interno di quel mondo che tradizionalmente si richiama a certi valori. C’è chi, infatti, sente l’urgenza di marcare una distanza netta, arrivando a dichiarare pubblicamente di non avere più nulla da spartire con chi, pur definendosi progressista, offrirebbe copertura a regimi che negano le libertà fondamentali. Una presa di posizione che va al di là delle semplici etichette politiche e tocca il nucleo di principi considerati inviolabili, come quello della libertà personale e collettiva, principio che alcuni ritengono venga messo in discussione da un pensiero giudicato ormai tossico e opportunistico.




