Amadeus, la serie: tra storia e leggenda il ritratto di un genio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La miniserie "Amadeus", proposta in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, riporta in vita, attraverso cinque episodi, la tormentata e celeberrima dinamica che avrebbe opposto, nella Vienna del Settecento, Wolfgang Amadeus Mozart al compositore di corte Antonio Salieri. L'opera, tratta dal testo teatrale di Peter Shaffer e prodotta da Two Cities Television con Sky Studios, si inserisce in un solco narrativo già ampiamente battuto, il quale – è bene precisarlo – mescola con sapienza drammaturgica elementi biografici a invenzioni letterarie, dando forma a una rivalità divenuta ormai mitologica. La trama, diretta da Joe Burton, segue infatti l'ascesa del genio salisburghese, magistralmente interpretato da Will Sharpe, e il parallelo, lento declino professionale di Salieri, divorato da un'ammirazione che si trasforma in ossessione e risentimento.

La costruzione di un mito

Il racconto, che si dipana attorno a un presunto "omicidio" mai avvenuto nella realtà dei fatti, attinge a piene mani dalla pièce di Shaffer, la quale a sua volta rielaborò liberamente fonti e dicerie ottocentesche. Ciò che emerge, in controluce, è il ritratto di un Mozart umanissimo, lontano da ogni agiografia, la cui sconfinata capacità creativa coesiste con un carattere spesso ribelle e anticonvenzionale. D'altro canto, la figura di Salieri, che la serie contribuisce a riportare all'attenzione del grande pubblico, viene tratteggiata con sottigliezza, mostrandone l'angoscia dell'artista consapevole di essere superato da un talento superiore e incomprensibile. La narrazione, arricchita da frasi incidentali e periodi complessi, esplora così non solo il conflitto personale, ma anche il clima culturale di un'epoca.

Il Salieri storico oltre la leggenda nera

Se la serie alimenta il dramma della rivalità, è doveroso ricordare – come fatto da alcuni studiosi in occasione dei duecento anni dalla morte – che il Salieri storico fu un musicista di straordinario successo e prestigio, stimato da contemporanei e allievi, la cui carriera nulla ebbe a che spartire con le trame avvelenate della leggenda. A lui, ad esempio, spettò l'onore di inaugurare, il 4 agosto 1778, il Teatro alla Scala con l'opera "Europa riconosciuta", un primato celebrato anche nel 2004 quando Riccardo Muti, per la riapertura del teatro restaurato, scelse proprio quel stesso Titolo. La sua reputazione, quindi, venne offuscata postuma da dicerie che lo dipinsero come un mediocre invidioso, una narrazione che la fiction ripropone senza pretese di rigoroso documentarismo.

Il lascito di un'opera senza tempo

La fortuna del tema, che continua ad appassionare, testimonia il potere di una storia capace di parlare di talento, ossessione e riconoscimento artistico. La serie, del resto, non ambisce a fornire una ricostruzione filologica, ma a raccontare il mito di Amadeus nella sua potenza emotiva, un mito che affonda le radici in quelle "prove dell'esistenza di Dio" che, come recentemente ricordato in Vaticano, risiederebbero proprio nella sua musica immortale. Il tutto mentre, in un diverso ambito narrativo, si preparano nuove produzioni ispirate al mondo del fumetto, come l'atteso "Spider-Noir" con Nicolas Cage. "Amadeus" si conferma, in definitiva, un prodotto di intrattenimento di qualità, che riesce a rileggere con linguaggio moderno un conflitto eterno, quello tra la genialità assoluta e l'umana, comprensibile mediocrità.

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