Allarme Nipah in India: cosa sappiamo del virus trasmesso dai pipistrelli

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un nuovo focolaio del virus Nipah, la cui letalità è stimata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 75%, ha fatto scattare l’allerta sanitaria in diverse aree dell’Asia, dopo la conferma di alcuni casi nello stato indiano del Bengala occidentale. Le autorità locali, le quali hanno disposto la quarantena per circa un centinaio di persone che si sospetta possano essere state esposte al patogeno, hanno dichiarato, attraverso un comunicato del ministero della Salute, di aver garantito un "contenimento tempestivo" del focolaio, pur riconoscendo che la situazione richiede una costante e rigorosa sorveglianza. La Thailandia e il Myanmar, Paesi confinanti con l’India, hanno immediatamente intensificato i controlli sanitari ai valichi di frontiera per i viaggiatori in arrivo, riattivando, senza indugio, protocolli di screening che ricordano da vicino quelli utilizzati durante le precedenti emergenze pandemiche.

Le caratteristiche di una minaccia nota

Il virus Nipah, identificato per la prima volta alla fine degli anni Novanta in Malaysia, appartiene a quella categoria di agenti patogeni, definiti zoonotici, che compiono il cosiddetto “spillover”, ossia il salto di specie dagli animali all’uomo; il serbatoio naturale del virus sono i pipistrelli della frutta, appartenenti al genere Pteropus, i quali possono contaminare, attraverso saliva o urina, la linfa delle palme da dattero o la frutta stessa, che diventa così un veicolo di trasmissione indiretta per altri animali, come i maiali, e per l’uomo. La sua pericolosità, che ne fa uno dei patogeni sotto osservazione per il potenziale di causare pandemie, risiede in un’elevata mortalità, che oscilla tra il 40 e il 75% dei casi, e nell’assenza, al momento, sia di un vaccino specifico autorizzato sia di terapie antivirali mirate, il che rende le cure esclusivamente di supporto alle funzioni vitali del paziente.

Il punto di vista italiano sulla vigilanza

In Italia, come nel resto dell’Europa, la valutazione del rischio immediato viene considerata bassa dalle autorità sanitarie, le quali tuttavia mantengono un sistema di monitoraggio delle malattie infettive emergenti a livello globale. L’attenzione, in questo caso, si concentra sulla capacità dei sistemi sanitari nazionali di individuare precocemente eventuali casi sospetti, soprattutto in un’epoca caratterizzata da intensi flussi di persone e merci. Alcuni esperti, come Matteo Bassetti, pur sottolineando che al momento non vi sono motivi per allarmarsi, hanno evidenziato la necessità di una vigilanza collettiva affinché il focolaio indiano, così come accaduto in passato in altre regioni del Sud-Est asiatico, possa essere circoscritto rapidamente, evitando che assuma dimensioni più ampie e difficili da gestire.

Le modalità di trasmissione e il contesto indiano

La trasmissione del virus Nipah tra esseri umani avviene principalmente attraverso il contatto diretto con i fluidi rei di una persona infetta, un aspetto che, unito all’alto tasso di mortalità, rende cruciale l’isolamento dei casi e la tracciabilità dei contatti. Il contesto in cui si sono verificati i recenti casi indiani, caratterizzato da aree ad alta densità abitativa e da pratiche agricole che possono favorire il contatto con i pipistrelli frugivori, rappresenta un fattore da tenere in seria considerazione per le strategie di contenimento, le quali devono essere rapide e decisive. L’esperienza maturata nel contrasto a precedenti focolai, incluso quello che colpì il Kerala nel 2018, dimostra come un intervento tempestivo delle autorità sanitarie locali possa effettivamente limitare la catena del contagio, sebbene il percorso verso l’eradicazione del virus dal suo serbatoio animale si prospetti estremamente complesso.

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