Meloni al G7 in Canada tra Medio Oriente e pressing per Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’incantevole scenario delle Montagne Rocciose, con le sue vette innevate e i boschi popolati da alci e grizzly, fa da sfondo a un vertice che si annuncia tra i più complessi degli ultimi anni. Giorgia Meloni, arrivata a Kananaskis con la figlia, è già al lavoro per definire la strategia italiana, affiancata dal consigliere diplomatico Fabrizio Saggio. Mentre gli sherpa preparano il terreno, la premier si trova a dover bilanciare la tradizionale equidistanza dell’Italia tra Europa e Stati Uniti con un contesto internazionale che, ora dopo ora, diventa più intricato.

Al centro dei colloqui c’è l’escalation tra Iran e Israele, un conflitto che rischia di travolgere ogni tentativo di mediazione. Trump, che ha già lasciato il segno con un post sul web – "L’Iran e Israele dovrebbero raggiungere un accordo, e lo faranno" –, rappresenta una variabile imprevedibile. La sua presenza al vertice, unita alle dichiarazioni fuori dagli schemi, rischia di frammentare ulteriormente le posizioni dei sette leader. Meloni, che nella notte italiana incontrerà il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier britannico Keir Starmer, punta a consolidare il ruolo dell’Italia come mediatrice.

Un anno fa, la Puglia con i suoi ulivi e il mare cristallino ospitava il G7. Oggi, tra le aspre montagne dell’Alberta, il clima è diverso: non solo per il paesaggio, ma per le tensioni che attraversano il tavolo dei Grandi. La guerra in Medio Oriente, con le sue ripercussioni globali, domina l’agenda. E mentre Trump porta avanti la sua linea "America First", gli alleati europei cercano di tenere unito un fronte sempre più fragile.

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