Un appello al Quirinale per fermare il progetto eolico Phobos
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Redazione Interno
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La vertenza contro il grande parco eolico Phobos, destinato a sorgere sull’altopiano dell’Alfina, un territorio di confine tra Umbria, Lazio e Toscana, si arricchisce di un capitolo istituzionale di rilievo. Un fronte ampio e composito, che include il Comitato Alfina Viva, personalità del mondo della cultura e della scienza, e che ha ottenuto l’adesione ufficiale della Giunta regionale umbra, ha infatti inviato un formale appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’obiettivo è quello di sollecitare un suo intervento in difesa del paesaggio, considerando che il progetto prevede l’installazione di sette aerogeneratori dalla altezza superiore ai duecento metri, una dimensione che si prospetta impattante in un’area di notevole pregio.
Il richiamo alla Carta costituzionale
Il fulcro della questione, come viene ribadito nell’atto indirizzato al Quirinale, risiede in una presunta violazione dello spirito e della lettera dell’articolo 9 della Costituzione. Quella norma, che affida alla Repubblica la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione, viene evocata non come un mero principio retorico, bensì come un baluardo giuridico da opporre a quella che viene definita una “deriva” della transizione energetica. Secondo i promotori dell’appello, si sta assistendo a una forma di industrializzazione speculativa dei territori, la quale procede in assenza di una chiara pianificazione pubblica nazionale e regionale che identifichi, in modo trasparente e partecipato, le aree effettivamente idonee ad accogliere impianti di tale portata.
Il caso specifico e le sue implicazioni
Il progetto Phobos, per la sua localizzazione e per le sue dimensioni, è considerato un caso emblematico di questa tendenza. L’altopiano dell’Alfina, con le sue peculiarità ambientali e la sua valenza storica, diventa così il terreno di uno scontro che travalica i confini regionali e assume una connotazione nazionale, toccando il tema di come bilanciare le impellenti necessità della produzione di energia da fonti rinnovabili con la conservazione di un bene collettivo qual è il paesaggio. La regione Umbria, attraverso la sua giunta, ha preso una posizione netta a difesa dei territori di Perugia e Orvieto, schierandosi apertamente a sostegno delle istanze contenute nell’appello e riconoscendo, in tal modo, la portata potenzialmente lesiva dell’opera.
Una mobilitazione che unisce diverse voci
La forza dell’appello deriva anche dalla sua natura trasversale, che vede accomunati in una stessa battaglia amministratori locali, comitati civici, intellettuali e accademici di chiara fama. La loro azione congiunta non si limita a contestare un singolo progetto, ma punta a sollevare una questione di principio, chiedendo alle massime istituzioni di vigilare affinché la corsa alla decarbonizzazione non si traduca in un sacrificio indiscriminato del territorio. La richiesta a Mattarella, in questa ottica, rappresenta un tentativo di porre il tema all’attenzione più alta, chiamando in causa la suprema garanzia dei valori costituzionali in gioco, senza avanzare ipotesi sugli esiti di un eventuale esame della questione.




