Daniele Scardina a Verissimo, l’ingresso in studio sulle sue gambe e il sogno di tornare a camminare
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nella vita di un uomo che ha sfidato la gravity sul ring per anni, in cui ogni passo diventa un verbo coniugato al futuro. Daniele Scardina, per tutti i patiti della boxe semplicemente King Toretto, quel futuro l’ha voluto incontrare a metà strada, letteralmente camminando. Ospite nel salotto di Silvia Toffanin a Verissimo, l’ex pugile trentatreenne è entrato in studio sulle proprie gambe, sorretto da un ausilio tecnico e dall’abbraccio vigile del fratello Giovanni, realizzando quella che aveva più volte indicato come una meta, quasi un’ossessione gentile: presentarsi davanti alle telecamere non più trascinato da una carrozzina, ma eretto, in lotta con il baricentro. «Era il mio sogno», ha confessato con la voce rotta dalla fatica e dall’emozione, aggiungendo quasi subito una scusa, una di quelle che solo chi pretende il massimo da sé stesso può formulare: «Purtroppo non sono andato benissimo, scusami. Speravo di fare un’entrata migliore». Parole che la conduttrice, visibilmente commossa, ha accolto come un abbraccio, restituendogli la dignità di un guerriero che non ha smesso di combattere.
La sua esistenza, quella di Daniele, si è fermata e riavviata il 28 febbraio del 2023. Un malore improvviso, al culmine di una sessione di allenamento nella palestra di Buccinasco, nel Milanese, lo ha gettato in un’emorragia cerebrale che per quarantacinque lunghissimi giorni lo ha confinato in un coma farmacologico prima, e in un silenzio di domande senza risposta poi. Trasportato d’urgenza all’ospedale Humanitas di Rozzano, l’intervento neurochirurgico gli ha salvato la vita, ma ne ha cambiato radicalmente la traiettoria. Il risveglio, avvenuto nell’aprile di quell’anno, ha segnato l’inizio di una seconda vita, fatta di piccole, immense conquiste: reimparare a respirare senza il supporto delle macchine, a deglutire, a coordinare i movimenti più elementari. Un percorso, quello riabilitativo, che Scardina ha raccontato a denti stretti, senza infingimenti, parlando di una ripresa lenta e di un dolore che non è solo fisico. «Sono stati tre anni duri», ha scandito in trasmissione, «vedo mio fratello e mia mamma combattere più di me. Fa male». Un’ammissione di vulnerabilità che non scalfisce la sua tempra, anzi la racconta meglio di qualsiasi match vinto per KO.
La testimonianza del fratello Giovanni e il nuovo capitolo della riabilitazione
Accanto a lui, in questo viaggio attraverso la fragilità e la resilienza, c’è il nucleo familiare che non ha mai smesso di crederci. Giovanni Scardina, fratello e da quel 2023 anche pilastro insostituibile, ha ripercorso quei frangenti iniziali, quelli in cui la paura ti gela il sangue. «Il momento più complicato è stato l’inizio, quando è entrato in coma», ha confidato. «Ti fai tante domande, poi, piano piano, ti rendi conto che bisogna essere grati per quello che si ha». Una gratitudine che si traduce in azione, in ricerca, in ostinazione. Perché se è vero che il presente è una palestra quotidiana di esercizi e piccoli passi, il futuro di Daniele Scardina si proietta oltre i confini nazionali. L’ex pugile ha infatti annunciato l’imminente partenza per un nuovo, ambizioso ciclo di terapie specialistiche. Un percorso che lo vedrà impegnato tra l’America Latina e gli Stati Uniti, dove la nuova amministrazione guidata da Donald Trump potrebbe fare da sfondo a un tentativo di recupero delle funzioni motorie. «Andiamo per vedere nuove postazioni in cui si potrà allenare», ha spiegato Giovanni, «e anche perché pensiamo che sia giusto che stacchi un po’». Una pausa necessaria dal contesto italiano, forse, per caricarsi di nuove energie e affrontare quella che Daniele definisce senza esitazioni «una lotta per tornare a vivere come prima». L’obiettivo, chiaro e nitido, resta uno: tornare a camminare in autonomia.
La rinascita interiore e il progetto di una palestra a Rozzano
Oltre alla riabilitazione fisica, però, c’è una rinascita interiore che Scardina ha voluto condividere, e che passa attraverso un dialogo serrato con la fede e con la propria identità. Lontano dai riflettori del ring, King Toretto ha riscoperto una dimensione più intima e spirituale. «Ho litigato con Dio, gli ho urlato dentro. Gli ho chiesto perché? Perché io? Perché così?», ha raccontato in passato. Poi, il cambiamento di prospettiva: «Ho smesso di aspettare una storia diversa e ho iniziato a vedere il miracolo che ero io». Questa consapevolezza, questa fragile ma salda certezza di essere ancora qui per un motivo, lo sta spingendo a guardare avanti con progetti concreti che vadano oltre la sua stessa persona. A Rozzano, comune dell’hinterland milanese che già lo vide protagonista di un tentativo di rapina molti anni fa e che oggi è scenario di riscatto, Scardina vuole aprire una palestra. Non una semplice struttura per atleti, ma un centro dedicato alla riabilitazione fisica e, nelle sue intenzioni, un presidio di riscatto sociale per i ragazzi del territorio. «Ci sarà una parte dedicata al lavoro a secco e una piccola piscina», aveva anticipato. «Un progetto in cui credo molto, dove ci saranno specialisti, ma anche io e i miei amici: sarà come entrare in una grande famiglia». Un cerchio che si chiude, trasformando la cicatrice in un ponte per gli altri.




