Mondiale 2026, l’hydration break spezza il calcio e la Fifa si difende: “Nessun guadagno extra”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era lo scorso dicembre 2025 quando Manolo Zubiria, chief tournament officer per il Mondiale FIFA, ha annunciato che ogni partita, a prescindere dalla presenza di un tetto o dalla temperatura nello stadio, avrebbe avuto due interruzioni di tre minuti circa a metà di ogni tempo di gioco per permettere ai giocatori di reidratarsi. diretta +3

Una decisione che, una volta entrata in vigore nella fase finale del torneo, ha scatenato un vespaio di polemiche tra addetti ai lavori e tifosi, convinti che lo stop spezzi il ritmo di una partita e che l’unico scopo reale sia quello di aumentare le entrate pubblicitarie. In questa seconda giornata del Mondiale 2026, il calcio si ritrova così a essere uno sport le cui partite, anziché novanta minuti divisi in due tempi, si articolano di fatto in quattro spezzoni separati dalle cosiddette pause di idratazione. diretta +3

Le parole di Infantino e la difesa della scelta

A metà del torneo, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha voluto mettere un punto sulla questione, smentendo categoricamente che dietro l’introduzione dell’hydration break ci sia un tornaconto economico per l’organismo che governa il calcio mondiale. «La Fifa non ci guadagna nulla in più», ha dichiarato Infantino, respingendo al mittente le critiche di quanti vedono nella pausa una manovra commerciale mascherata. mediaset +3

Le proteste, va detto, non sono arrivate soltanto dagli spalti: numerosi tecnici hanno sollevato perplessità sul fatto che fermare il gioco per tre minuti in ciascuna frazione alteri la fluidità e la tensione agonistica, elementi che da sempre contraddistinguono la natura più autentica del calcio. sky +3

L’attacco di Bielsa e il nodo tattico

Tra i critici più autorevoli c’è Marcelo Bielsa, l’eclettico allenatore dell’Uruguay, che già in precedenza aveva manifestato il suo dissenso verso gli eccessi commerciali e mediatici che circondano la Coppa del Mondo, arrivando persino a tenere lo sguardo basso durante lo shooting ufficiale senza guardare l’obiettivo. Il tecnico ha osservato che quattro tempi invece di due modificano radicalmente il modo in cui il calcio viene interpretato, togliendo molto senza aggiungere nulla in termini di spettacolo o di utilità sportiva.

La sua voce, in un panorama tecnico spesso allineato alle direttive della Fifa, si è levata come una delle più nette nel denunciare uno stravolgimento che, a suo avviso, rischia di snaturare l’essenza stessa del gioco. gazzetta +3

La gestione degli attaccanti secondo Scaloni

In un contesto segnato dalle interruzioni, l’allenatore dell’Argentina Scaloni ha invece spostato il discorso sul piano della gestione della rosa, affrontando una domanda ricorrente riguardo alla possibilità di schierare insieme Lautaro Martínez e Julián Álvarez accanto a Lionel Messi. «A volte mi chiedono se Lautaro e Julián possano giocare insieme. È una questione complicata. Lautaro, Julián, Leo. Poi però bisogna anche difendere, correre, mantenere gli equilibri. A me piacerebbe tantissimo, perché voglio bene a tutti e tre, li adoro. Ma Leo deve giocare perché lo dico io. la domanda è interessante, ma la risposta non è così semplice», ha spiegato il commissario tecnico, lasciando intendere come le scelte tattiche siano già di per sé complesse senza che ulteriori fattori esterni, come le pause forzate, vadano a complicare ulteriormente la pianificazione della partita. mediaset +3

Il clima e l’impatto sulle squadre

L’introduzione dell’hydration break, presentata dalla Fifa come una misura a tutela della salute dei calciatori, ha finito per diventare uno degli elementi più dibattuti di questa edizione dei Mondiali, influenzando non solo il ritmo ma anche le strategie di gestione delle energie.

Se da un lato le squadre possono sfruttare i tre minuti per ricevere indicazioni tattiche direttamente in campo, dall’altro gli allenatori si trovano a dover ricalcolare i tempi di un match che, di fatto, si frammenta in quattro blocchi distinti, con il rischio che la concentrazione venga meno proprio nei momenti chiave. La sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che il calcio stia subendo un’ulteriore accelerazione verso una spettacolarizzazione che non sempre tiene conto delle sue tradizioni più radicate. diretta +3

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