Emergenza medici e influenza, Napoli sotto assedio: i pronto soccorso sono al collasso

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un’ondata di polmoniti influenzali, aggravata da una carenza strutturale di medici di base, sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario napoletano, mentre i pronto soccorso dell’area metropolitana registrano da settimane un sovraccarico insostenibile di pazienti. Il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, Bruno Zuccarelli, ha lanciato un allarme preciso, sottolineando come la situazione critica sia il risultato di due fattori che si alimentano a vicenda: il picco virale stagionale e l’assenza di una rete territoriale efficace. Il virus influenzale, nella sua variante K, sta infatti provocando quadri clinici severi, con sovrainfezioni batteriche che portano a insufficienze respiratorie e necessità di ricovero; una quota che raggiunge l’ottanta per cento dei casi, si stima, riguarda persone che non si sono sottoposte alla vaccinazione.

La carenza di medici di famiglia: un vuoto che spinge tutti in ospedale

A incidere profondamente sulla capacità di risposta del sistema, però, è un problema annoso e amministrativo: la mancanza di medici di medicina generale sul territorio. Secondo i dati forniti dall’Ordine, sarebbero circa centocinquantamila i pazienti napoletani attualmente privi di un assegnatario, un vuoto che di fatto trasforma i dipartimenti di emergenza nell’unico presidio sanitario accessibile per migliaia di persone, anche per problemi di minore gravità. Zuccarelli ha denunciato, tra l’altro, che quattrocento assegnazioni di colleghi, concluse lo scorso dicembre, sono ancora bloccate da intoppi burocratici, impedendo così l’apertura di nuovi studi proprio in quelle aree periferiche e interne più sguarnite. Questa paralizia, che trattiene risorse umane pronte a operare, contribuisce a scaricare una pressione insostenibile sugli ospedali, costretti in alcuni casi a sospendere i ricoveri ordinari per far fronte all’emergenza.

Il circolo vizioso tra territorio e ospedale

La conseguenza diretta di questa duplice crisi, quella epidemiologica e quella organizzativa, è lo stremo in cui versano le grandi strutture ospedaliere campane, il cui personale è sottoposto a uno stress operativo continuo. L’intera rete regionale, del resto, risente del picco influenzale, con medici di famiglia e pediatri di base superati dagli eventi e incapaci di fungere da filtro. Quando il territorio non funziona, come sta avvenendo, il pronto soccorso smarrisce la sua originaria funzione di presidio per le urgenze acute, trasformandosi in un ambulatorio generalizzato; una deriva che, oltre a rallentare le cure per i casi più gravi, logora le strutture e i professionisti che vi lavorano, esponendoli a rischi e a un carico di lavoro eccessivo.

Le criticità di un sistema sotto pressione

La mancata capacità di rafforzare il ruolo della medicina di prossimità, dunque, appare come il nodo centrale da sciogliere per evitare che simili scenari si ripetano ciclicamente. La burocrazia che blocca le assunzioni, gli sguarnimenti nelle zone più difficili, l’impossibilità per i cittadini di avere un riferimento sanitario stabile: sono questi i fattori che, uniti a una stagione influenzale particolarmente aggressiva, hanno creato le condizioni per l’attuale stato d’assedio. Senza un intervento risoluto sul fronte del personale e dell’organizzazione del territorio, il rischio concreto è che i pronto soccorso restino l’unica porta di accesso al servizio sanitario, con tutto ciò che ne consegue in termini di qualità delle cure, tempi di attesa e sicurezza per i pazienti.

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