Alessandro Greco e la sfida dell’estate in tv: «Fare Unomattina? Un’opportunità, non un ripiego»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Alessandro Greco, da anni volto noto del panorama televisivo italiano, si racconta a margine della sua esperienza alla guida di UnoMattina Estate. Il conduttore, che conduce il programma insieme a Carolina Rey, non considera il periodo estivo come una stagione minore, ma come un momento propizio per il suo modo di intendere la televisione: «Io non faccio assolutamente caso al periodo – ha spiegato – anzi, per quello che sono stati i miei trascorsi, e la situazione attuale, per me l’estate è un periodo propizio».
Questa sua inclinazione, come ha avuto modo di sottolineare, deriva da una formazione sul campo, quella delle piazze e degli spettacoli itineranti, che gli ha insegnato a non temere il caldo né le ferie dei colleghi, ma anzi a considerare ogni palcoscenico come un'occasione per mettersi alla prova, indipendentemente dal mese dell'anno.
Furore, la popolarità e la gestione del successo
Il nome di Alessandro Greco resta indissolubilmente legato a "Furore", il game show musicale di Rai 2 che negli anni Novanta ha letteralmente fatto ballare gli italiani, con quella sigla e quei movimenti ondulatori del bacino che sono entrati nella memoria collettiva. Conduttore del programma dal 1997 al 2001, e poi in vari spin-off fino al 2017, Greco ha vissuto sulla propria pelle l'esplosione della popolarità a soli 25 anni: «Sentivo una forte ansia da prestazione – ha raccontato – volevo meritare quella fiducia enorme che mi era stata accordata».
A quel periodo risale anche l'incontro con la moglie Beatrice Bocci, ex Miss Toscana, conosciuta nel 1997 e divenuta da allora la sua compagna di vita. È stato proprio l'amore per lei, come ha confidato a Vanity Fair, a insegnargli che il proprio valore non dipende dalla presenza sotto i riflettori, ma da un porto sicuro a cui fare ritorno. «Da quel momento – ha spiegato – le mie fonti affettive non sono più state soltanto il consenso e la popolarità».
Un percorso di fede e la scelta della castità
A rafforzare il legame tra Alessandro Greco e Beatrice Bocci è stata anche una profonda condivisione spirituale. La coppia, già unita civilmente dal 2008, ha scelto di sposarsi in chiesa nel 2014, un passo che ha richiesto un percorso interiore significativo. In un'intervista al Corriere della Sera, il conduttore ha rivelato che per poter accedere ai sacramenti hanno vissuto un periodo di castità: «Noi abbiamo accolto la castità dopo anni di relazione e due figli, così che i sacerdoti potessero offrirci i sacramenti, che sono il livello massimo di unione con Dio».
Una scelta, ha voluto precisare, nata in modo del tutto libero e non come imposizione di alcun tipo: «Nessuno ci ha prescritto di farlo, non ci hanno dato una ricetta con scritto di rimanere casti. È stata una nostra libera scelta». Un percorso, durato circa tre anni e mezzo, che i due hanno vissuto in un preciso momento della loro vita e che non ha mai rappresentato una condizione permanente.
Un equilibrio ritrovato e uno sguardo alla televisione
Oggi Alessandro Greco sembra aver trovato un punto di caduta, un equilibrio che mette al primo posto la sfera privata e quella affettiva. «Ho trovato un equilibrio che riguarda tutto ciò che sono come persona – ha dichiarato – quando gli aspetti che considero prioritari sono appagati, inevitabilmente questo si riflette anche sul mio lavoro». Sul fronte televisivo, però, il conduttore non nasconde una certa amarezza riguardo ai meccanismi del settore, soprattutto per quanto riguarda la televisione pubblica.
Se da un lato si dice soddisfatto della sua esperienza estiva, dall'altro non manca di sottolineare come, a suo avviso, ci sia poco spazio per la sperimentazione e per l'emergere di nuovi talenti. Guardando alla sua carriera, iniziata grazie a un provino che lo portò a essere scelto da Raffaella Carrà per "Furore", rivendica un modello di meritocrazia che oggi farebbe fatica a ritrovare, auspicando che la tv possa imparare dalla radio, unico settore della comunicazione rimasto, a suo dire, sufficientemente puro e meritocratico.
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