Il sogno europeo della Juventus Women si infrange sul muro Johannes
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Redazione Sport
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Quasi cinquemila spettatori, un conto esatto che racconta di una passione cresciuta attorno a queste dodici in campo, hanno assistito all’Allianz Stadium a una notte di sport che ha avuto del paradossale. La Juventus Women, trascinata dalla spinta del pubblico e forte del pareggio per due a due maturato una settimana prima in Germania, ha fatto ben più del necessario per ribaltare il pronostico contro il Wolfsburg, eppure è stata costretta a inchinarsi a un'eliminazione che porta la data del diciannove febbraio e la firma indelebile di una sola, straordinaria protagonista in maglia gialla. Per oltre un'ora, le bianconere hanno letteralmente dominato il campo, tessere di un mosaico offensivo disegnato da Massimiliano Canzi che andava a infrangersi, con regolarità maniacale, contro i guantoni di Stina Johannes, portiere del Wolfsburg trasformatosi in un muro di gomma e riflessi. Era la prima, vera occasione della partita quando Vivien Endemann, sfruttando una ripartenza velenosa, ha infilato De Jong al minuto diciotto: un episodio che gelava lo Stadium e ribaltava l'equilibrio dell'andata, costringendo la Juventus a inseguire non solo il pareggio ma la vittoria.
La reazione della squadra di Canzi è stata però veemente e priva di tentennamenti, una qualità, questa della reazione immediata alle avversità, che in passato era talvolta mancata. Calci da fermo, conclusioni dalla distanza, trame fitte sulla trequarti: tutto è stato provato, ma tutto si è infranto contro la prestazione maiuscola del portiere tedesco. Barbara Bonansea, come racconta la cronaca minuziosa della gara, ci ha provato più volte, trovando sempre sulla sua strada la risposta pronta di Johannes, così come è capitato a Chiara Beccari e ad Ana Capeta, quest'ultima protagonista di buone trame ma tenuta lontano dalla gioia del gol. C’era, nell’aria umida di Torino, la sensazione che il pareggio fosse solo questione di tempo, un assedio che prima o poi avrebbe prodotto i suoi frutti; e invece il tempo, si sa, è l’unica variabile che in partita non si può comprare né negoziare.
L’assalto a vuoto e la beffa nel recupero
La ripresa è stata un monologo bianconero, con il Wolfsburg arroccato nella propria metà campo a reggere l'urto e a ripartire, quando possibile, con la velocità delle sue punte. Canzi ha gettato nella mischia forze fresche, cambiando assetto pur di scardinare la difesa ospite, ma la chiave per violare la porta sembrava smarrita o, per meglio dire, saldamente custodita tra i guantoni di Johannes. L’inerzia della partita raccontava di una Juventus in grado di creare occasioni a ripetizione, una mole di gioco che solitamente prelude alla segnatura, ma il pallone sembrava stregato, quasi respinto da una forza invisibile che aveva preso le sembianze del portiere avversario. Ed è in questi frangenti, quando la partita sembra non volerti dare ragione, che il rischio di subire il colpo del ko si fa più concreto. E il ko è arrivato proprio allo scadere, quando ormai i minuti di recupero scorrevano e la Juventus era tutta proiettata in avanti alla ricerca del gol che avrebbe significato almeno i tempi supplementari: Zicai, subentrata dalla panchina, ha capitalizzato l’ultimo spazio concessole, infilando De Jong per il definitivo zero a due.
Le scelte iniziali e la differenza tra i pali
La formazione annunciata da Canzi lasciava intendere chiaramente le intenzioni offensive della squadra di casa, con un modulo votato all’attacco che vedeva Bonansea e la stessa Capeta tra le protagoniste. Dall’altro lato, la scelta del tecnico del Wolfsburg Stephan Lerch di affidarsi a Johannes tra i pali si è rivelata, col senno di poi, la mossa decisiva della serata. La differenza, e qui sta il paradosso sportivo, l’hanno fatta i riflessi di un portiere in una notte in cui la sua squadra ha creato poco o nulla per lunghi tratti. L’undici di casa, pur tra le assenze e le sostituzioni obbligate che hanno caratterizzato la gara d’andata in Germania, ha dimostrato una compattezza e una qualità di gioco che lascia ben sperare per il prosieguo della stagione, nonostante l’amarezza per un’eliminazione arrivata nel modo più crudele, subendo gol nei minuti conclusivi di entrambi i confronti con le tedesche.




