Apple paga 250 milioni per la ai mai arrivata su Siri e iphone 16
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è un accordo, da 250 milioni di dollari, che Apple ha sottoscritto per chiudere una class action negli Stati Uniti; e c’è, per la prima volta, una grande azienda tecnologica che sceglie di risarcire direttamente i consumatori – e non soltanto gli azionisti – per promesse giudicate eccessive, se non addirittura mancate, sulle capacità dei propri sistemi di intelligenza artificiale. La vicenda, nata dopo la presentazione della cosiddetta Apple Intelligence avvenuta nel corso del 2024, ruota attorno a un nodo centrale: molte delle funzionalità avanzate di Siri, quelle che avrebbero dovuto rendere l’assistente vocale in grado di comprendere il contesto personale dell’utente, recuperare informazioni da applicazioni come Mail, Messaggi, Calendario e Foto, e gestire richieste complesse grazie all’intelligenza artificiale generativa, non sono ancora disponibili a distanza di mesi dal lancio degli iPhone compatibili.
La causa parte dagli azionisti ma finisce per premiare gli utenti
Ad avviare la class action, lo scorso giugno, è stato un gruppo di azionisti Apple: loro accusavano la multinazionale di aver mostrato in anteprima, durante la WWDC24 – la conferenza annuale per sviluppatori tenutasi a giugno di un anno fa – alcune funzionalità basate sull’AI che, a tutt’oggi, restano inaccessibili. Il punto nodale, però, non è soltanto la tempistica dei ritardi, bensì la natura stessa delle comunicazioni pubbliche con cui Apple aveva accompagnato il lancio degli iPhone 15 Pro e della linea iPhone 16, avvenuto tra il 2024 e il 2025. Secondo l’accusa, quelle presentazioni integravano gli estremi della pubblicità ingannevole e della concorrenza sleale, perché spingevano all’acquisto di dispositivi sulla base di prestazioni che l’azienda sapeva – o avrebbe dovuto sapere – non essere ancora pronte per il rilascio.
Apple nega ogni illecito ma sceglie il patteggiamento
Nella sostanza, l’accordo prevede che Apple versi 250 milioni di dollari senza ammettere alcuna responsabilità: la formula, tipica di molte transazioni statunitensi, le consente di chiudere il contenzioso evitando un verdetto negativo che avrebbe potuto creare un precedente giudiziario molto pesante. Eppure, il dato politico e industriale è rilevante: per la prima volta una Big Tech accetta di risarcire in modo diretto e generalizzato i consumatori finali, e non solo gli investitori, per ritardi nelle promesse sull’intelligenza artificiale. Il fondo destinato al rimborso riguarda gli utenti idonei negli Stati Uniti che hanno acquistato un iPhone 15 Pro o un modello della serie 16 nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, escludendo di fatto il resto del mercato globale.
Siri e l’AI contestuale: cosa non ha funzionato
Ciò che Apple aveva mostrato alla WWDC24 era una versione profondamente rinnovata di Siri, capace di connettere dati tra applicazioni diverse e di agire in modo predittivo basandosi sul comportamento quotidiano dell’utente. Nessuna di quelle funzioni, però, ha visto la luce negli iPhone venduti nei mesi successivi alla presentazione. E proprio questo i ricorrenti hanno definito un inganno competitivo: le promesse sulla nuova intelligence di Siri avrebbero sottratto quote di mercato ad alternative – come Google Assistant o Alexa – che, nel frattempo, avevano già implementato soluzioni parzialmente simili. Apple, da parte sua, non ha mai comunicato ufficialmente una nuova tabella di marcia per quelle funzionalità, limitandosi a dichiarazioni generiche su un rilascio “entro l’anno” più volte slittato.




