La caduta cambia il Giro, Silva scrive la storia a Veliko Tarnovo
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Redazione Sport
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Il giorno della verità, quello in cui il vento della Bulgaria ha mescolato le carte e la pioggia ha reso insidiose le discese, ha consegnato alla cronaca un esito che nessuno pronosticava alla vigilia. Nella seconda frazione, lunga 221 chilometri con partenza da Burgas e arrivo nell’antica capitale di Veliko Tarnovo, è andata in scena una tappa spezzata da una maxi-caduta che ha coinvolto una trentina di corridori a 23 chilometri dal traguardo, un incidente che ha costretto la direzione gara a neutralizzare la corsa per alcuni chilometri vista l’indisponibilità delle ambulanze, tutte impegnate a prestare soccorso.
Sull’asfalto ancora umido, complice una curva traditrice, il gruppo si è spezzato in un fragore di lamiere e carbonio che ha messo fuori gioco diversi uomini di classifica. Tra i coinvolti, i nomi pesanti sono quelli di Adam Yates, visto riprendere la corsa con il volto coperto di sangue, del compagno di squadra Antonio Morgado (portato via in barella), e di Derek Gee; ancor più grave la situazione per Jay Vine e Marc Soler, costretti al ritiro immediato. Quella che sembrava una frazione di transizione si è trasformata in un autentico campo di battaglia, dove la tensione nervosa per il fondo scivoloso ha prevalso sulla tattica.
L’attacco di Vingegaard e la controffensiva di Pellizzari
Nonostante il caos e il clima di incertezza, il copione della tappa ha regalato un saggio della forza in campo quando ormai il traguardo era vicino. Sull’ultima asperità di giornata, il Lyaskovets Monastery Pass, Jonas Vingegaard ha deciso di forzare i tempi. Il danese, che corre per mandare un segnale chiaro ai rivali in vista delle grandi salite, ha innescato un allungo potentissimo a poche centinaia di metri dallo scollinamento, cercando l’effetto sorpresa per sfoltire il gruppo. La sua mossa, come ha poi spiegato lui stesso, mirava a selezionare il plotone proprio per evitare i pericoli insiti in un arrivo massivo, ma anche a testare le condizioni delle gambe dopo gli acciacchi della vigilia.
A raccogliere il guanto di sfida è stato però Giulio Pellizzari. Il marchigiano, in grande spolvero, non solo ha ricucito il minuscolo strappo ma ha tenuto testa al danese nella successiva discesa, affiancato anche dal belga Lennert Van Eetvelt. I tre, dopo essersi parlati e essersi dati qualche cambio, hanno guadagnato una ventina di secondi sul gruppo inseguitore. Sembrava la mossa decisiva per giocarsi la tappa in volata ristretta; eppure, proprio quando il terreno sembrava in salita per gli inseguitori, il forcing di Vingegaard si è improvvisamente arrestato. Nessuno dei tre, infatti, ha trovato l’accordo per proseguire l’azione, lasciando spazio al ritorno del gruppo principale nell’ultimo chilometro.
L’uruguaiano Silva buca lo schermo e veste la rosa
Nel caos del finale, con il gruppo che si è ricompattato proprio a ridosso del traguardo, la vittoria non è andata a nessuno dei grandi nomi. A spuntarla, in una volata veemente e coraggiosa, è stato Guillermo Thomas Silva. Il corridore uruguaiano della XDS Astana, totalmente inaspettato nei pronostici, ha avuto la lucidità di leggere la confusione meglio degli altri. Ha anticipato il tedesco Florian Stork e l’azzurro Giulio Ciccone, regalando al proprio Paese un pezzo di storia del ciclismo mondiale: mai nessun ciclista nato in Uruguay era riuscito a vincere una tappa della Corsa Rosa, né tantomeno a indossare la maglia di leader.
Per il 24enne di Maldonado, arrivato in Italia con la voglia di farsi notare, questa affermazione rappresenta una svolta epocale. La sua è stata una vittoria costruita con intelligenza, sfruttando il lavoro della squadra che lo ha protetto e lanciato nel migliore dei modi nel rettilineo finale. Alle sue spalle, i grandi favoriti si sono annullati a vicenda: Vingegaard, dopo lo sforzo in salita, non ha partecipato alla volata, mentre Egan Bernal si è dovuto accontentare dell’abbuono conquistato al passaggio intermedio. Il Giro, già in queste prime battute bulgare, mostra un volto imprevedibile, dove la resistenza psicologica conta tanto quanto la potenza nei muscoli.
Una classifica generale già sconvolta dall’imprevisto
L’arrivo di Veliko Tarnovo ha così ridisegnato le gerarchie immediatamente. La maglia rosa, che Paul Magnier aveva conquistato nella tappa inaugurale, è passata sulle spalle di Silva, che ora guida la generale con un margine minimo di quattro secondi su Stork e Bernal. Se per l’uruguaiano è un sogno che continua, per le squadre dei velocisti e per i pretendenti alla vittoria finale è già un campanello d’allarme.
La maxi-caduta ha di fatto compromesso le ambizioni di chi è rimasto steso a terra. Yates, pur ripartendo con il volto tumefatto, ha perso un tempo prezioso che difficilmente recupererà nella lotta per il podio, mentre la squdra di Tadej Pogacar (assente a questa edizione) ha visto dimezzare le proprie fila con i ritiri di Soler e Vine. La cronaca nera del ciclismo, quella fatta di asfalto sporco e frazioni maledette, ha colpito ancora, trasformando una semplice tappa in un verdetto anticipato per molti. Ora il Giro lascerà la Bulgaria per fare ritorno in Italia, ma il ricordo di questa giornata, fatta di acuti e cadute, resterà a lungo nelle gambe di chi l’ha vissuta.




