Milly Carlucci chiude l'edizione con un addio secco a Rosolino, mentre l'analisi di Selvaggia Lucarelli sulla D'Urso travalica i confini del talent show.

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La festa per i vent'anni di Ballando con le Stelle si è chiusa con un retrogusto amaro, che nulla ha a che vedere con il podio finale. L'attenzione, infatti, si è spostata bruscamente dalla pista al backstage, dove si è consumato un congedo tanto improvviso quanto definitivo. Massimiliano Rosolino, il cui ruolo era stato presentato come una supplenza fin dall'esordio, ha vissuto in diretta il proprio licenziamento. Mentre si avvicinava a Milly Carlucci per il saluto di rito, aspettandosi forse un ringraziamento formale per la stagione trascorsa, ha visto invece il proprio microfono spento e ha udito l'annuncio del ritorno di Paolo Belli per la prossima edizione. Un epilogo che, privando l'ex campione di nuoto persino della possibilità di un commiato, ha lasciato un'impressione di freddezza proceduralmente ineccepibile ma umanamente discutibile, suscitando non poche perplessità tra il pubblico a casa.

L'affondo di Lucarelli: D'Urso e il paragone con Ferragni

Se Rosolino è stato silurato in poche battute, ben più articolata è stata la riflessione, o meglio il giudizio, su un'altra figura cardine di questa edizione: Barbara D'Urso. Selvaggia Lucarelli, nella sua newsletter, ha dedicato alla conduttrice un'analisi spietata, definendo la partecipazione al programma l'ennesima "occasione sprecata". Secondo la giornalista, la D'Urso avrebbe infatti riproposto, sotto forma di valzer e tango, il medesimo copione che caratterizza la sua presenza mediatica: un'ossessiva cura dell'immagine filtrata e un'autonarrazione sempre vittimistica. Il parallelo, che certamente non passerà inosservato, è stato poi spinto oltre, fino a toccare un altro nome simbolo dello star system: Chiara Ferragni. Un accostamento che, al di là delle intenzioni polemiche, punta il dito su un meccanismo comunicativo percepito come ormai logoro e prevedibile, dove l'evento reale finisce per soccombere alla sua rielaborazione in storie da raccontare.

Il controcanto del ballerino: La Rocca eleva la partner a "regina"

In netto contrasto con la durezza di queste critiche, si è posto il bilancio tracciato da colui che della D'Urso è stato il partner sul parquet. Pasquale La Rocca, il ballerino professionista che l'ha accompagnata fino al terzo posto, ha diffuso sui social un messaggio di totale e incondizionato elogio. Trascurando qualsiasi considerazione tecnica sul percorso di ballo, ha dipinto un ritratto della propria allieva come di una "regina", enfatizzando la dimensione umana e trasformativa dell'esperienza comune. Quello di La Rocca è il punto di vista di chi, dall'interno della coppia artistica, ne ha vissuto le fatiche quotidiane e le piccole conquiste, costruendo una narrazione diametralmente opposta a quella esterna, tutta incentrata sulla resilienza e sul coraggio di mettersi in gioco.

Un finale che divide: tra cronaca tv e giudizi impietosi

La chiusura di questa lunga stagione televisiva, pertanto, si è rivelata più eloquente dei tanti valzer visti in onda. Da un lato, ha offerto un frammento di cruda cronaca del piccolo schermo, con un cambio di personaggi gestito senza troppi complimenti e secondo una logica che sembra non ammettere eccezioni. Dall'altro, ha riacceso i riflettori sul potere della critica, che non si limita più a commentare una performance ma ne scompone i presupposti mediatici e psicologici, utilizzando il talent show come una lente d'ingrandimento per esaminare meccanismi più ampi del gossip e dello spettacolo. Due piani distinti, quello del fatto e quello della sua interpretazione, che procedono paralleli, alimentando un dibattito che ormai vive e si amplifica ben al di là dei confini del sabato sera.

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