Proteste a Tel Aviv per gli ostaggi, mentre l'Ue condanna i morti di Khan Younis

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Tel Aviv migliaia di persone scendono in piazza per chiedere a gran voce il rimpatrio dei civili ancora prigionieri a Gaza, l’Unione europea, attraverso il portavoce Anouar El Anouni, definisce "del tutto inaccettabile" l’uccisione di civili e giornalisti avvenuta ieri nei pressi dell’ospedale Nasser di Khan Younis. L’esercito israeliano, che ha aperto il fuoco in quella zona causando venti vittime, ha giustificato l’operazione affermando che i colpi erano diretti verso una telecamera di sorveglianza collocata dagli islamisti.

L’episodio, che ha coinvolto anche operatori sanitari e dell’informazione, riaccende i riflettori sulle condizioni di una popolazione stremata, costretta a un esodo massiccio dall’inizio dell’offensiva di terra a Gaza City. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha lanciato un monito circa le conseguenze di un’ulteriore escalation, paventando "un altro esodo forzato di massa, ulteriori uccisioni e distruzione insensata", ed esortando Israele a impegnarsi per salvare i civili e garantire l’accesso agli aiuti.

Parallelamente, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha suscitato polemiche per aver fatto anticipare la riunione del gabinetto di guerra, concludendola entro le ore 19.00 per presenziare a una cena vip offerta dal presidente del Consiglio Regionale di Binyamin. L’incontro, che celebrava il cinquantesimo anniversario dell’insediamento di Ofra, in Cisgiordania, è apparso in netto contrasto con l’emergenza sicurezza.

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