Il debutto amaro di Toprak: una Sprint tra adattamento e un problema al motore
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Redazione Sport
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Il tanto atteso esordio di Toprak Razgatlıoğlu in MotoGP, avvenuto sul circuito di Buriram durante la Sprint del Gran Premio di Thailandia, si è concluso prima del previsto a causa di una caduta, sebbene il tre volte campione del mondo Superbike abbia mostrato sprazzi di un potenziale che, una volta raffinato, potrebbe rivelarsi interessante per il proseguimento della stagione. Partito dalla settima fila, il pilota turco ha immediatamente messo in mostra una delle sue doti migliori, ovvero la partenza, guadagnando diverse posizioni già alla prima curva e portandosi in scia al compagno di squadra Jack Miller, un obiettivo dichiarato per valutare il suo adattamento alla classe regina. La sua rimonta, però, si è arrestata al decimo giro quando, alla curva finale, ha perso il controllo della sua Yamaha Pramac, scivolando e chiudendo la gara in ventesima posizione, davanti al solo Michele Pirro.
La causa dell'incidente, come spiegato dallo stesso Razgatlıoğlu a caldo, non è da ricercarsi in un errore del pilota o in un eccesso di foga tipico del suo stile di guida, ma in un problema tecnico che lo aveva accompagnato fin dalle prime battute. Il turco ha riferito di aver avvertito un'anomalia al freno motore, in particolare all'ultima curva, che già al primo giro lo aveva portato quasi alla caduta, con il bloccaggio dell'anteriore per due volte che lo aveva costretto a una traiettoria più larga del previsto. Nonostante avesse cercato di adattare la sua guida per convivere con il problema, nel tentativo di avvicinarsi a Miller per tentare un sorpasso, la moto si è comportata in modo anomalo: in ingresso di curva tutto sembrava procedere correttamente, ma nel momento in cui ha incrementato l'angolo di piega, il posteriore è rientrato bruscamente facendogli perdere l'anteriore.
Questa difficoltà tecnica, per quanto frustrante, ha però offerto uno spaccato interessante sul potenziale di Razgatlıoğlu. Prima dell'incidente, il suo ritmo era sorprendentemente in linea con quello di Miller, un pilota di comprovata esperienza in MotoGP, e per diversi giri è riuscito a tenerne il passo, dimostrando che il salto dal mondiale delle derivate di serie non è così abissale come alcuni critici avevano pronosticato. Il fatto stesso che abbia identificato con precisione il problema al freno motore e che abbia dichiarato di aver quasi rischiato di cadere già al primo giro, ma di aver comunque proseguito spingendo per adattarsi, rivela una capacità di analisi e una determinazione che prescindono dal risultato finale.
Un contratto biennale per un apprendistato nella classe regina
L'approdo di Razgatlıoğlu in MotoGP non è una semplice comparsata, ma un progetto strutturato che la Yamaha ha fortemente voluto, blindando il turco con un contratto biennale che lo legherà al team Prima Pramac fino al 2027. Nonostante in molti avessero ipotizzato un accordo limitato alla sola stagione 2026, il managing director di Yamaha Racing, Paolo Pavesio, ha chiarito come si tratti di un impegno fisso di due anni, un arco temporale che consentirà al pilota di Alanya di crescere senza l'ansia di dover ottenere risultati immediati per garantirsi il futuro. Questa strategia, come spiegato dallo stesso Pavesio, rappresenta un ritorno a casa per Razgatlıoğlu, dopo il Titolo mondiale vinto nel 2021 proprio con la casa di Iwata, e si inserisce in una strategia più ampia e coraggiosa del costruttore giapponese.
L'entusiasmo per il suo arrivo, tuttavia, si scontra con la realtà dei test invernali e con le difficoltà oggettive che un pilota proveniente dalla Superbike deve affrontare. Razgatlıoğlu ha più volte ripetuto che forse una caduta gli sarebbe servita per capire meglio il limite, e l'incidente in Thailandia, seppur non voluto, potrebbe rientrare in quel processo di apprendimento forzato. Il suo stile di guida, fatto di staccate violentissime e spettacolari "stoppies" che lo hanno reso una leggenda nel WorldSBK, necessita di una profonda rivisitazione per essere efficace con le MotoGP, dotate di carbonio e di un'elettronica infinitamente più complessa.
Le difficoltà di adattamento e il confronto con il compagno
Uno dei nodi principali emersi durante le prime uscite è la fiducia, o meglio la mancanza di essa, con l'anteriore della sua M1. Lo stesso Razgatlıoğlu ha confessato, nei giorni precedenti la gara, di non riuscire ancora a guidare come Miller, pur sentendosi vicino al suo livello, e di non essere in grado di fidarsi della moto in piega come fanno gli altri piloti, un problema legato anche a un diverso feeling con le gomme. In particolare, ha evidenziato come, nonostante la sua capacità di frenata sia un punto di forza, nel momento in cui inizia a inclinare la moto per inserirsi in curva, avverte costantemente la sensazione imminente di perdere il contatto con l'asfalto, una sensazione che lo costringe a guidare al di sotto del potenziale della moto.
Questa mancanza di feeling è stata evidente anche nel confronto diretto con Miller. Durante la Sprint thailandese, Razgatlıoğlu è riuscito a seguire l'australiano, imparando e capendo dove fosse più veloce e in quali settori lui potesse essere forte, ma al momento di stringere i denti per colmare il gap, il limite è stato oltrepassato. Il fatto che abbia chiuso la gara in ventesima posizione è un dato che va contestualizzato: l'obiettivo per questo inizio di campionato non può essere la vittoria o il podio, ma l'acquisizione di un bagaglio di chilometri e di esperienza che gli permetta di colmare il divario con i rookie provenienti dalla Moto2, come Diogo Moreira, che pure partono da un contesto più vicino a quello della classe regina. Il suo mentore, Kenan Sofuoglu, ha già dichiarato che al 99% Toprak resterà in Pramac anche nel 2027, un'ulteriore conferma che il progetto è a lungo termine e che la caduta, in questo percorso, rappresenta solo una tappa, seppur amara, di un apprendistato che si preannuncia lungo ma denso di aspettative.




