Firenze dice addio a Pradè, si chiude un'era di dieci anni
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Redazione Sport
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La Fiorentina, in un giorno carico di tensione alla vigilia di una partita decisiva per le sorti dell'allenatore Stefano Pioli, ha ufficializzato la separazione da Daniele Pradè, archiviando con un comunicato sobrio un legame professionale durato un decennio. L'annuncio del club, giunto mentre la squadra era concentrata nella riunione tecnica preparatoria allo scontro con il Lecce, ha sancito la fine di un'epoca, segnata da una gestione che, se da un lato ha garantito longevità e una certa continuità progettuale, dall'altro non è riuscita a placare del tutto le acque spesso agitate del rapporto con la piazza. Le dimissioni, presentate dallo stesso dirigente, sono state accolte senza esitazione dal presidente Rocco Commisso, il quale, insieme al direttore generale Alessandro Ferrari, ha voluto esprimere pubblicamente un ringraziamento per la "passione e professionalità" dimostrate in questi anni.
Un bilancio tra luci e ombre
Quello che si è chiuso ieri non è stato il primo addio, bensì il secondo, a sigillare una permanenza che lo aveva reso il secondo direttore sportivo con il maggior numero di giorni di servizio nella storia del club viola. Il cosiddetto "Pradè-bis", un'era fatta di rinascite sportive ma anche di polemiche ricorrenti, si è consumato in poche righe sul sito ufficiale, lasciando sul campo un bilancio complesso e per certi versi contraddittorio. La sua gestione del mercato, che qualcuno ha definito spericolata, è stata caratterizzata da colpi di mano celebrati e da operazioni meno riuscite, in un alternarsi di successi e di sprechi che hanno alimentato un dibattito incessante tra i tifosi, alcuni dei quali non hanno mai fatto mistero delle loro perplessità.
Le reazioni e il mistero delle tempistiche
A stupire, più della decisione in sé, sono state le tempistiche scelte per questo passaggio, un aspetto che non è sfuggito neppure a personalità esterne al mondo del calcio. David Guetta, intervenuto in una trasmissione radiofonica, ha confessato il suo stupore, rivelando di aver ricevuto una spiegazione dallo stesso Pradè: "Ora era il momento giusto". Una giustificazione che, se da un lato chiude ogni discussione, dall'altro non dissipa completamente i dubbi sul perché la frattura sia avvenuta in una fase della stagione in cui il direttore sportivo non avrebbe più potuto influire concretamente sul mercato. La contestazione da parte di una parte della curva, giunta in un momento di stallo operativo, appare come l'ultimo capitolo di un rapporto divenuto progressivamente più difficile da sostenere.
L'eredità di un decennio
Lasciando la società, Pradè porta con sé il peso di dieci anni di scelte, di cui si è sempre assunto la piena responsabilità, in un mestiere dove l'errore di valutazione è sempre in agguato. La sua figura, che ha diviso l'opinione pubblica, rimane indelebilmente legata a un periodo di trasformazione per la Fiorentina, segnato da ambizioni, da progetti a volte realizzati e a volte naufragati, e da un costante lavoro di costruzione e ricostruzione della rosa. La sua uscita di scena, definita "di comune accordo", evita toni drammatici ma non cancella le discussioni sulle scelte di mercato, su quelle che sono state considerate vere e proprie occasioni mancate e su alcuni acquisti che non hanno mantenuto le aspettative, in un panorama calcistico sempre più imprevedibile.




