Netanyahu all’attacco della procuratrice generale: Israele nel caos istituzionale
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Redazione Esteri
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Israele vive ore di tensione politica e istituzionale, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu si prepara a una nuova battaglia contro la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, da lui definita una «nemica». Domani, durante la riunione del gabinetto, sarà discussa una mozione di sfiducia contro di lei, mossa che rischia di acuire ulteriormente le divisioni nel paese. Questo scontro arriva in un momento già critico, con il 63% degli israeliani – secondo un sondaggio di Canale 12 – che si dichiara preoccupato per il futuro della democrazia, inclusi il 37% degli elettori di destra.
Netanyahu, che sembra procedere senza curarsi delle critiche, ha già licenziato il capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, decisione poi congelata dalla Corte Suprema. Un episodio senza precedenti, che ha scatenato proteste e tensioni sociali. Migliaia di manifestanti, guidati dal leader dell’opposizione Yair Lapid, hanno invaso le strade di Tel Aviv, minacciando uno sciopero generale se il governo continuerà a ignorare le sentenze della magistratura. «Un governo che si rifiuta di obbedire alla legge è un governo pericoloso che deve essere fermato», ha dichiarato Lapid, in un discorso infuocato.
La situazione è ulteriormente complicata dalla ripresa del conflitto a Gaza, con 59 ostaggi ancora nelle mani di Hamas da 532 giorni. Mentre il paese è diviso tra chi sostiene la linea dura del premier e chi teme un’erosione dei principi democratici, Netanyahu sembra voler seguire un copia già visto: «Sta facendo di tutto per imitare Trump», accusano i progressisti israeliani, che per due giorni consecutivi hanno assediato la residenza del premier a Gerusalemme




