Dopo il picco del gelo, l’Italia si prepara a piogge e venti di burrasca
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Redazione Interno
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Il grande freddo, che ha stretto nell’ultima settimana gran parte del continente in una morsa di ghiaccio, sta per conoscere una prima, significativa evoluzione. Mentre sull’Europa orientale l’anticiclone russo consolida il suo dominio, garantendo condizioni di gelo intenso e persistente, la penisola italiana si appresta a vivere una fase di transizione meteorologica carica di conseguenze. Dopo aver sperimentato minime polari, alcune delle quali hanno toccato punte eccezionali come i -20 gradi registrati in località alpine, il paese dovrà ora affrontare l’arrivo di perturbazioni atlantiche. Questo cambiamento di scenario, del resto, segnerà il passaggio da un’estrema stabilità termica a una dinamicità accentuata, caratterizzata da precipitazioni e da forti raffiche di vento.
Il bilancio del vortice polare e l’incognita della terza decade
L’affondo di aria gelida di origine artica, che i meteorologi hanno monitorato nei giorni scorsi, ha prodotto i suoi effetti più intensi durante la notte tra domenica e lunedì, portando valori termici da record in diverse regioni. Sull’arco alpino, per citare alcuni casi, il mercurio è sceso fino a -15 gradi, mentre nella Pianura Padana e in alcune zone del Centro, come l’Umbria e la Toscana, il termometro ha raggiunto diversi gradi sotto lo zero. Questo picco, tuttavia, rappresenta il culmine di un’ondata che sta già mostrando i primi segni di cedimento nella sua parte occidentale, lasciando spazio a un interrogativo di fondo sul proseguimento della stagione. La domanda che molti si pongono, infatti, riguarda un possibile “riscatto” dell’inverno nella sua fase conclusiva, la terza decade di gennaio, quando le configurazioni bariche potrebbero nuovamente mutare.
L’allerta della Protezione Civile e la svolta attesa
Nel frattempo, la situazione di criticità si è spostata dal fronte del gelo a quello del maltempo. La Protezione Civile ha già diramato un’allerta di colore giallo per rischio idrogeologico e temporali in cinque regioni del Sud, dove le piogge e i venti di burrasca stanno diventando i fenomeni predominanti. Questa nuova fase perturbata, che interessa in particolare il settore centro-meridionale, rappresenta l’antitesi del dominio anticiclonico gelido dell’Est europeo. Mattia Gussoni, meteorologo, conferma come si tratti degli ultimi effetti dell’aria artica, la quale, interagendo con correnti più miti, sta innescando proprio queste condizioni di instabilità. La previsione, comunque, indica una svolta a partire da metà settimana, con l’avvicinarsi di un promontorio di alta pressione.
Tra venti forti e neve a quote basse: la transizione in atto
La giornata di oggi si presenta quindi come un ponte tra due configurazioni opposte, ancora segnata dalla possibilità di nevicate fino a quote molto basse ma già percorsa dai venti che annunciano il cambiamento. Il sensibile calo delle temperature, che ne è seguito, ha creato i presupposti per un innevamento diffuso in montagna, mentre le raffiche di burrasca sollevano questioni di sicurezza in diverse zone. Si delinea, in altre parole, un quadro complesso dove al rischio neve, che gradualmente si attenuerà, si somma un rischio idrogeologico legato alle piogge previste al Sud. L’Italia, insomma, dopo aver guardato l’inverno più rigido dall’estremo margine del continente, ne sperimenta ora gli effetti indiretti e turbolenti di un flusso d’aria che si sta riorganizzando.




