Giappone, allerta per un terremoto magnitudo 9.9 poi ritirata: la Jma si scusa
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Redazione Esteri
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Un allarme che per otto minuti ha fatto temere il peggio, prima della smentita. Venerdì 16 ottobre poco dopo le 12:40 ora locale, i telefoni di milioni di giapponesi hanno vibrato con il suono inconfondibile dell’emergenza sismica: la Japan Meteorological Agency (Jma) aveva diffuso un avviso per un terremoto di magnitudo 9.9, un valore mai registrato dagli strumenti nella storia. L’allerta prevedeva scosse fino al livello massimo di 7 sulla scala giapponese, da Hokkaido fino alle regioni centrali, Tokyo compresa.
Pochi minuti dopo, alle 12:48, l’agenzia ha emesso un secondo avviso per annullare il primo, ammettendo l’errore e scusandosi pubblicamente.
La vera scossa e la stima sbagliata
Il sisma c’era stato davvero, ma non aveva nulla a che vedere con le dimensioni annunciate. Alle 12:38 la rete sismica aveva registrato un terremoto di magnitudo 6.9 al largo della penisola russa di Kamchatka, a circa 160 chilometri di profondità. In Giappone l’unica scossa avvertita è stata di intensità 1, il gradino più basso della scala, osservata ad Hakodate, sull’isola di Hokkaido. Nessun maremoto, nessun danno.
Il sistema di allerta precoce, che intercetta le prime onde e calcola automaticamente epicentro e magnitudo, ha però prodotto una stima completamente fuori scala, innescando la procedura di emergenza nazionale.
Un numero impossibile e le verifiche della Jma
La magnitudo 9.9 non è solo anomala: è un valore che la stessa agenzia definisce difficilmente immaginabile. Il terremoto più forte mai documentato resta quello cileno del 1960, fermo a 9.5. Secondo quanto ricostruito dai tecnici nel corso della giornata, il sistema ha inizialmente collocato l’epicentro in una posizione errata, molto più lontana dal Giappone rispetto a quella reale, e ha utilizzato dati provenienti da stazioni di osservazione remotissime.
Una procedura introdotta dopo un episodio analogo del 2020 avrebbe dovuto escludere le letture oltre i 700 chilometri dal punto calcolato, ma quel filtro non è entrato in funzione. L’agenzia ha escluso con certezza l’ipotesi di un attacco informatico, parlando invece di un possibile errore umano nella configurazione del sistema.
I treni fermati e i ricordi del 2011
L’allerta ha avuto effetti concreti anche senza scosse. Il sistema di protezione della rete ferroviaria ha bloccato la circolazione dei treni ad alta velocità sulla tratta tra Shin-Yokohama e Toyohashi, con ripercussioni sui pendolari e sui viaggiatori. Sull’isola di Noto, nella prefettura di Ishikawa, il treno turistico locale si è fermato per una decina di minuti. In una città ancora segnata dal terremoto del 1° gennaio 2024, alcuni residenti hanno raccontato di essere usciti di casa di corsa, temendo una replica della catastrofe.
A Tokyo, come nel resto del Paese, il ricordo collettivo corre immediatamente al 2011, quando una scossa di magnitudo 9.0 al largo di Fukushima generò uno tsunami che causò circa 18.500 tra morti e dispersi e provocò il disastro nucleare.
Un meccanismo sotto esame
Non è la prima volta che il sistema di allerta precoce giapponese produce un falso positivo. Nel 2013 un rumore di fondo captato da un sensore sottomarino venne interpretato come un terremoto e generò un allarme per una scossa inesistente. Nel 2020 un errore nella localizzazione dell’epicentro portò a una sovrastima della magnitudo. In entrambi i casi l’allerta venne ritirata, ma senza conseguenze paragonabili a quelle di venerdì, quando per la prima volta nella storia del Giappone è stato annullato un avviso di livello massimo.
La Jma ha annunciato l’avvio di verifiche tecniche per capire perché il filtro di sicurezza non abbia operato e per ripristinare le condizioni che dovrebbero impedire il ripetersi di stime così distanti dalla realtà.
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