Piazza Affari apre in rosso, pesano Stellantis e il risiko bancario su Mps
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Redazione Economia
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La settimana sui mercati finanziari si apre all’insegna delle vendite. Piazza Affari avvia la seduta con il Ftse Mib in calo dello 0,69% a quota 49.514 punti, trascinata verso il basso da due comparti storicamente pesanti per l’indice milanese: l’automotive e il credito.
A pesare sul listino è soprattutto Stellantis, che nelle prime battute lascia sul terreno l’1,87%, mentre il settore bancario nel suo complesso arretra dell’1,5%, zavorrato dalle vendite su UniCredit, in flessione dell’1,64%, seguita da Bper a -1,37%, Intesa Sanpaolo a -1,2% e Mediobanca a -1,36%.
Il caso Stellantis e le stime sul terzo trimestre
La débâcle del titolo Stellantis non è soltanto figlia del clima generale di avversione al rischio. A incidere sulle quotazioni del gruppo automobilistico è una progressiva revisione al ribasso delle attese sugli utili e sulla generazione di cassa del terzo trimestre. Gli analisti di Equita hanno ridotto dell’8% il prezzo obiettivo, portandolo a 5,5 euro, pur confermando la raccomandazione hold, in scia alla convinzione che la società possa aver bruciato nel periodo circa 4,5 miliardi di cassa.
Si tratta di un dato che gli investitori stanno monitorando con particolare attenzione, perché la capacità di produrre liquidità è considerata un indicatore cruciale per valutare la solidità industriale del gruppo in una fase di transizione energetica ancora incerta.
Il risiko bancario infiamma Mps
Sul fronte del credito, le vendite non risparmiano Monte dei Paschi di Siena, che cede l’1,5%. La banca senese resta al centro delle cronache finanziarie per la partita intorno all’offerta pubblica di acquisto lanciata da Intesa Sanpaolo su Rocca Salimbeni. Nelle ultime ore si sono aggiunti nuovi tasselli: anche Goldstone Capital Limited, azionista di Siena sostenuto da investitori qatarioti, e la Fondazione Mps hanno dichiarato il proprio appoggio all’operazione promossa dall’istituto guidato da Carlo Messina, affiancandosi a Delfin, Caltagirone e Benetton.
Un fronte sempre più compatto, dunque, che sembra ridurre i margini di manovra per eventuali opposizioni al progetto di aggregazione.
L’energia corre, la tecnologia rallenta
In controtendenza rispetto al resto del listino si muovono i titoli legati alle materie prime energetiche. Tenaris guadagna lo 0,76% ed Eni lo 0,85%, sostenuti dal prezzo del Brent che resta su livelli elevati, intorno ai 107 dollari al barile, dopo le tensioni geopolitiche che continuano a condizionare l’offerta globale di greggio. Il comparto tecnologico, dopo un tentativo di rimbalzo nelle primissime battute, perde slancio: Technoprobe avanza appena dello 0,1%, mentre Prysmian e St cedono lo 0,3%.
Il quadro generale europeo non è migliore: l’indice Stoxx 600 arretra dello 0,49%, con Parigi maglia nera dopo le proteste di piazza del fine settimana e Francoforte in calo dello 0,7%.
Il contesto macroeconomico e le attese per le trimestrali
A rendere il clima ancora più fragile contribuisce l’appuntamento con la stagione degli utili. Secondo i dati raccolti da FactSet, le società dello Stoxx 600 dovrebbero registrare nel terzo trimestre una crescita degli utili per azione del 26% su base annua, con circa la metà dell’incremento complessivo attribuibile al settore energetico. Aspettative così elevate, tuttavia, rischiano di trasformarsi in un boomerang per quei titoli che dovessero deludere le attese, soprattutto in un contesto in cui il mercato sconta già ampiamente revisioni al rialzo.
Sul valutario, l’euro torna a indebolirsi a 1,1215 dollari, mentre lo spread tra Btp e Bund si mantiene intorno ai 110 punti base.
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