Governo ritira l'emendamento sugli stipendi dei ministri
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il governo italiano, dopo giorni di polemiche e discussioni accese, ha deciso di ritirare l'emendamento alla manovra che proponeva di equiparare gli stipendi dei ministri e sottosegretari non eletti in Parlamento a quelli dei loro colleghi eletti. La decisione è stata annunciata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale ha spiegato che la scelta è stata fatta per evitare ulteriori polemiche inutili.
Il Partito Democratico si è opposto fermamente all'aumento degli stipendi per i ministri non parlamentari, mentre Crosetto ha aperto al ritiro dell'emendamento. La manovra di bilancio, già in ritardo di almeno 36 ore rispetto alle previsioni iniziali, ha visto i deputati della quinta commissione attendere la riscrittura della mini Ires. Le tempistiche si sono protratte anche a causa della risolutezza delle opposizioni nel chiedere il ritiro di tre norme specifiche.
Nel frattempo, a Palazzo Chigi, si è diffusa una certa confusione riguardo all'origine dell'emendamento. Alcuni sostengono che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, fosse all'oscuro del dettaglio, mentre altri ipotizzano un finale a sorpresa con il ritiro dell'emendamento stesso. I vicepresidenti del Consiglio, Antonio Tajani e Matteo Salvini, hanno dichiarato di non essere a conoscenza della proposta, con Tajani che ha specificato che non si trattava di una proposta di Forza Italia e Salvini che ha affermato di non aver seguito la vicenda.
Nonostante le polemiche, la maggioranza ha difeso l'aumento degli stipendi per i ministri non eletti, definendolo un atto di giustizia. Tuttavia, il Movimento 5 Stelle ha criticato duramente la decisione, definendola indecente.




