Il pareggio di Como e quella scintilla con Fabregas: Conte spiega il passo del suo Napoli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel salotto stretto del Sinigaglia, dove l’atmosfera sa più di ruggine che di velluto, il Napoli di Antonio Conte ha imbrigliato la corsa del Como senza però regalare emozioni al punteggio. Lo 0-0 finale, maturato al termine di una partita “ruvida, piena di duelli”, come ammesso dallo stesso tecnico, rappresenta per gli azzurri un’altra tappa verso un obiettivo che – a detta del diretto interessato – non può più chiamarsi sogno, ma pianificazione. “È un altro passo importante che facciamo – ha dichiarato Conte – farlo qui a Como tenendoli distanti lo è stato ancora di più”. Un’affermazione, quest’ultima, che pesa come un macigno nel contesto di una classifica dove ogni singolo punto, o la mancanza di esso, riscrive le gerarchie della corsa alla prossima Champions League.

Un’ora e mezza senza gol, con il coltello tra i denti

La sfida del Sinigaglia, va detto, non è stata un monologo né una processione. Al contrario, Conte ha sottolineato come “oggi comunque non abbiamo fatto calcoli: è stata una partita aperta, potevamo fare gol e potevano fare gol loro”. Due squadre a viso aperto, insomma, che si sono contese la supremazia senza quel cinismo capace di tramutare l’orgoglio in tre punti. Il pareggio a reti bianche, però, consente al Napoli di aggrapparsi a quota 70 in classifica, distanziando di fatto il Como e tenendolo a debita distanza. I nove punti di ritardo dall’Inter – la quale si appresta a ricevere il Parma con la possibilità matematica di chiudere il discorso scudetto – non sembrano scalfire la determinazione di Conte, che preferisce guardare al proprio terzo posto consolidato: i partenopei sono ora a +3 sul Milan, in attesa però del verdetto che arriverà dalla trasferta dei rossoneri a Reggio Emilia contro il Sassuolo.

“Sanguigno predestinato”: la scintilla con Fabregas

Ciò che però ha alimentato i titoli, più del pareggio in sé (che pure consegna all’Inter un primo match-point per il tricolore), è stato il retroscena di una presunta lite in panchina con Cesc Fabregas. Interrogato sull’episodio, Conte non ha mostrato segni di nervosismo: ne ha approfittato, piuttosto, per tratteggiare un ritratto ironico e al tempo stesso rispettoso dell’avversario. “Un sanguigno predestinato”, lo ha definito, usando quella che sembra più una carezza da collega che una stoccata. Nessun dettaglio esplicito sullo screzio, nessuna ricostruzione giallistica: il tecnico salentino ha scelto la via dell’aneddoto, evitando di alimentare una polemica che – allo stato dei fatti – resta confinata al margine di un match bloccato. Una strategia comunicativa che, a conti fatti, dice molto del carattere di chi non ama distrarsi dal proprio compito principale: tenere il Napoli saldo “il più in alto possibile”.

Lustro per il passato, muscoli per il presente

La frase più rivelatrice, forse, arriva quasi a sprazzi: “Più in alto arriviamo e più lustro darà allo Scudetto vinto”. Un’affermazione che lega idealmente la rincorsa attuale – quella a un piazzamento Champions, più che al tricolore ormai sfumato – al titolo conquistato nella passata stagione. Come a dire: non si tratta di difendere un trofeo, ma di costruire una credibilità che renda quel successo meno effimero. Nel frattempo, il Napoli ha messo in cascina un punto che complica la vita del Como (bravo a non perdere, ma ora staccato) e allunga la serie utile. Nessuna esultanza, nessun tono trionfale: nella sala conferenze dello stadio lariano, Conte ha parlato da uomo che conta i passi, non i colpi di teatro. E se il pareggio sa di poco a chi insegue il primo posto, a chi guarda la graduatoria per la qualificazione europea sa invece di colpo permettente.

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