La regina Sirikit, tra glamour e dovere: lo stile come soft power
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Redazione Esteri
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Nata sotto il segno di un destino già scritto, in quanto figlia di un principe, Sirikit incontrò il futuro re Bhumibol a Parigi, città nella quale risiedeva a causa dell'incarico diplomatico del padre. Il loro legame, che si strinse in giovane età, li portò al matrimonio nel 1950, quando lei aveva appena diciassette anni, una settimana prima della solenne incoronazione del consorte. Dalla loro unione nacquero quattro figli, un maschio – l’attuale sovrano Vajiralongkorn – e tre femmine, le principesse Ubol Ratana, Maha Chakri Sirindhorn e Chulabhorn Walailak.
Un'icona globale del jet set
La sua scomparsa, avvenuta a novantatré anni, ha segnato la fine di un'epoca, chiudendo la storia della decana delle sovrane a livello mondiale. Regina e leggenda già a partire dagli anni Sessanta, Sirikit, insieme al marito, divenne un punto di riferimento indiscusso del jet set internazionale, conquistando con il suo charme e la sua innata modernità non solo i circoli aristocratici ma anche i leader politici dell'epoca. La sua presenza, del resto, era attesa e celebrata nelle corti di tutto il mondo, dalla Casa Bianca di Dwight Eisenhower a quella inglese di Elisabetta II e del principe Filippo, senza dimenticare il palazzo reale olandese di Huis ten Bosch.
Lo stile come strumento diplomatico
Verrà ricordata, la regina madre, come una figura profondamente moderna e come un'icona di stile che seppe fare della moda un raffinato strumento di soft power. Fu infatti una delle prime donne di casa reale a comprendere appieno il potenziale comunicativo dell'abbigliamento, utilizzandolo per rappresentare la Thailandia sul palcoscenso globale. Il suo sodalizio con il celebre stilista Paul Balmain contribuì a forgiare un'immagine di eleganza e di ponte culturale, che andava ben oltre la semplice apparenza.
L'equilibrio tra tradizione e modernità
Il suo personaggio, carismatico e complesso, seppe sempre bilanciarsi tra due mondi apparentemente distanti, sospeso com'era tra l'eredità orientale – che esigeva una deferenza assoluta verso i riti e le radici della dinastia thailandese – e una spinta innovatrice verso il futuro. Questo dualismo, che caratterizzò tutta la sua vita pubblica e privata, si risolse in una costante ricerca di equilibrio tra il rigido protocollo del dovere e l'espressione di una individualità forte e riconoscibile. Un ritratto, il suo, che rimane indelebile, quello di una reggente saggia e di una pioniera della moda diplomatica.
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