Juve, Spalletti resta ma la società riflette. I tifosi invocano Conte
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Redazione Sport
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La notte dei fischi e dei rovesci si è chiusa con una sola certezza, alla Continassa: Luciano Spalletti non è stato esonerato. La posizione dell'allenatore resta salda per ora, ma la società ha scelto di prendersi del tempo prima di qualsiasi altra valutazione, evitando strappi traumatici dopo il 3-0 incassato contro la Lazio all'Allianz Stadium. Un risultato che ha fatto sprofondare la Juventus all'ottavo posto in classifica con 11 punti dopo sette giornate, a meno otto dalla vetta occupata proprio dai biancocelesti insieme all'Inter.
Le parole che hanno gelato lo spogliatoio
A pesare non è soltanto la sconfitta, ma il modo in cui è maturata e soprattutto ciò che Spalletti ha detto al termine della gara. Il tecnico toscano, squalificato e costretto a seguire la partita dalla tribuna, non ha cercato attenuanti davanti ai microfoni: «Sicuramente siamo stati inferiori e non abbiamo avuto il pallino del gioco in mano. Non c'erano idee ed è anche difficile darsi spiegazioni».
La frase che ha però aperto un vero e proprio caso è arrivata in conferenza stampa, quando gli è stato chiesto se la squadra lo seguisse ancora: «Fino a ieri pensavo di poter dire sì, poi oggi non lo so». Parole che in un ambiente come quello bianconero assumono un peso specifico enorme, perché arrivano da un allenatore che ha sempre fatto della gestione del gruppo il proprio marchio di fabbrica.
Bremer contro tutti, Spalletti risponde
A rendere ancora più teso il dopopartita è stato l'intervento di Gleison Bremer. Il difensore brasiliano, capitano della squadra, non ha usato giri di parole per descrivere l'atteggiamento di alcuni compagni: «C'è gente che sente i fischi e si nasconde, chi ha paura e chi no. Io arrivo fino a un certo punto, non posso portare tutti in braccio».
La replica dell'allenatore non si è fatta attendere, e ha avuto il tono di un richiamo pubblico: «È bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io e prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi». Un botta e risposta che fotografa uno spogliatoio tutt'altro che compatto, proprio nel momento in cui servirebbe una reazione collettiva.
Il confronto con il passato e l'ombra di Conte
Il dato che circola con maggiore insistenza nei corridoi della Continassa è quello che riguarda il confronto con la passata stagione. Dopo sette giornate la Juventus ha un punto in meno rispetto a quando la panchina era affidata a Igor Tudor, esonerato proprio dopo una sconfitta contro la Lazio. Un elemento che alimenta le riflessioni sulla tenuta del progetto tecnico, anche se la dirigenza non ha alcuna intenzione di agire d'impulso. Nel frattempo, sui social e fuori dallo stadio, una parte consistente della tifoseria ha già scelto il proprio candidato: Antonio Conte.
L'ex allenatore bianconero, attualmente libero dopo la fine della sua esperienza al Napoli, viene invocato a gran voce come l'unico in grado di risvegliare una squadra apparsa senza personalità.
Il calendario immediato e le prossime verifiche
La Juventus sarà chiamata a dare risposte sul campo in un calendario tutt'altro che semplice. Nelle prossime settimane i bianconeri affronteranno un tour de force che, secondo quanto filtra, sarà decisivo per valutare la tenuta di Spalletti. La società continua a ribadire la propria fiducia nell'allenatore, ma la sensazione è che il margine di errore si sia ridotto drasticamente.
La prestazione contro la Lazio ha mostrato una squadra lenta, fragile nei duelli e priva di quella fame che lo stesso tecnico aveva indicato come condizione imprescindibile per invertire la rotta. Spalletti ha annunciato analisi approfondite e un confronto diretto con i giocatori, a partire da una revisione del proprio operato: «Devo farmi delle domande su come ho gestito la squadra sino a ora». Il campo, a partire dalla prossima gara, dirà se queste parole saranno seguite da fatti concreti.
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