Asus alza i listini, memoria e storage più cari dal 5 gennaio

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il mercato tecnologico, che pure aveva guardato all'esplosione dell'intelligenza artificiale come a un potente volano, si trova ora a fare i conti con le sue conseguenze più immediate e tangibili: la pressione insostenibile sui componenti fondamentali. Una dinamica, questa, che sta producendo effetti a catena, i quali – senza giri di parole – ricadono direttamente sul portafoglio dei consumatori. Asus, in una comunicazione riservata indirizzata ai propri partner commerciali, ha infatti reso noto un imminente aumento dei prezzi per alcune specifiche configurazioni di prodotto, a partire già dal prossimo 5 gennaio. Una data simbolica, che precede di poco l'inizio del CES di Las Vegas, la fiera dove tradizionalmente si disegnano le tendenze dell'anno ma che, questa volta, si apre all'insegna di un'aria tutt'altro che favorevole per gli acquirenti.

La domanda di AI prosciuga il mercato delle memorie

All'origine della decisione del colosso taiwanese c'è un fenomeno strutturale ben preciso, che sta alterando gli equilibri di tutta l'industria dell'hardware. I data center dedicati all'addestramento e al funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale, infatti, consumano quantità industriali di DRAM e di unità di storage ad alta velocità, creando una domanda che i produttori di semiconduttori faticano a soddisfare. Questa corsa all'approvvigionamento, sostenuta da investimenti miliardari, drena risorse dalla filiera e spinge alle stelle i costi delle materie prime, innescando una spirale inflattiva dalla quale nemmeno il segmento consumer può rimanere immune. Asus, in pratica, si limita a trasferire ai listini finali una parte di quei maggiori oneri che sta sostenendo per assemblare i propri dispositivi.

Le previsioni di crisi per il settore dei personal computer

Questa situazione, d'altronde, non fa che aggravare un quadro già complesso per il mercato dei PC, il quale – secondo le ultime proiezioni di International Data ration – vedrebbe un calo delle spedizioni pari a circa il 9% nel 2026. Una stima nettamente peggiore rispetto a quella diffusa solo un mese prima, che parlava di un ridimensionamento del 2,5%, e che dimostra come la carenza di componenti sia un fattore determinante. La scarsità di chip di memoria, unita ai loro prezzi in ascesa, rischia di frenare la produzione e di rendere i prodotti finiti meno accessibili, posticipando ulteriormente il tanto atteso ciclo di rinnovo delle apparecchiature che molte aziende e privati hanno in sospeso.

Uno scenario che si allarga a laptop e smartphone

Sebbene la comunicazione di Asus specifichi che gli aumenti riguarderanno "configurazioni" e "combinazioni di prodotti" legate a memorie e storage, è logico attendersi che l'onda d'urto non si limiti ai soli computer desktop. Anche i laptop di fascia medio-alta, che integrano soluzioni sempre più performanti per gestire carichi di lavoro legati all'AI, e persino gli smartphone di ultima generazione, progettati per offrire esperienze di intelligenza artificiale on-device, potrebbero risentire della stessa tensione sui costi. L'industria, in sostanza, si trova a gestire una transizione tecnologica epocale i cui contraccolpi, inevitabilmente, vengono scaricati a valle, verso gli utenti finali, i quali dovranno probabilmente abituarsi a prezzi più elevati per dispositivi ad alte prestazioni.

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