A Grottaferrata, la casa degli orrori: anziani sedati e legati, sette indagati
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Redazione Interno
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Un grido soffocato dalle pareti di una struttura che avrebbe dovuto essere un rifugio si è trasformato, per mesi, nella quotidianità atroce di diversi ospiti di una Rsa di Grottaferrata. I carabinieri del NAS di Roma, dopo un'indagine complessa partita dalla denuncia di un familiare, hanno fatto luce su una prassi sistematica di violenze e abusi, culminata nell'esecuzione di sette misure cautelari disposte dal gip del tribunale di Velletri su richiesta della procura locale.
Le pratiche disumane nella routine quotidiana
Al centro delle accuse, che hanno coinvolto il titolare della struttura e sei operatrici socio-assistenziali, vi è un metodo crudele di gestione degli ospiti, lontanissimo da qualsiasi standard di cura e umanità. La somministrazione di sedativi, distribuiti senza alcuna prescrizione medica già nel primo pomeriggio, intorno alle quattro, serviva a placare le persone anziane per l'intera notte, lasciandole poi in uno stato di torpere fino al mattino successivo. Una scelta, questa, dettata dalla mera convenienza organizzativa e dall'intenzione di ridurre al minimo il lavoro notturno, che privava gli ospiti del loro diritto a una veglia e a un sonno naturali. Chi di loro, per la sofferenza o per il naturale disorientamento, mostrava segni di agitazione, non trovava conforto ma ulteriore violenza: botte, insulti e vessazioni psicologiche divenivano la risposta immediata a qualsiasi lamento.
L'isolamento forzato e le condizioni igieniche indegne
La crudeltà dei metodi adottati, del resto, non si fermava alla sedazione chimica. Per gli ospiti più vivaci, o giudicati tali, era infatti previsto che venissero legati alla propria sedia a rotelle, impedendo loro qualsiasi movimento autonomo. Altri, costretti a letto, si vedevano deliberatamente alzare le spondine laterali, trasformando quel presidio di sicurezza in una gabbia che li teneva lontani dal poter accedere al bagno. È in questo quadro, agghiacciante nella sua pianificazione, che vanno inserite le condizioni igienico-sanitarie descritte come vergognose: gli anziani venivano lasciati per ore, se non per intere nottate, immersi nelle proprie urine, senza che nessuno si prendesse la briga di cambiarli o di pulirli. Un abbandono totale, che segnava il culmine della loro deprivazione fisica e della loro dignità calpestata.
Gli sviluppi giudiziari e la protezione delle vittime
L'autorità giudiziaria, una volta consolidati gli elementi raccolti dalle forze dell'ordine, ha agito con una misura che punta principalmente a interrompere sul nascere ogni possibile contatto tra i sospettati e le vittime. Il gip, pur non accogliendo nella sua interezza la richiesta iniziale di arresti domiciliari avanzata dal pubblico ministero, ha infatti scelto una forma cautelare che garantisce immediatamente la protezione dei più fragili, allontanando gli indagati dalla struttura. Una decisione che, se da un lato segna un punto fermo nella vicenda giudiziaria, dall'altro fotografa l'urgenza di un intervento esterno per porre fine a sofferenze che, altrimenti, sarebbero potute proseguire indisturbate.




