MotoGP, Bagnaia torna in pole a Le Mans dopo un digiuno lungo otto mesi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La zampata, quella vera, è arrivata all’improvviso, quando ormai il cronometro sembrava essersi già consegnato nelle mani altrui. Sul circuito Bugatti, dove il margine di errore è calcolato in frazioni di secondo millimetriche, Francesco Bagnaia ha interrotto un digiuno che, va detto, durava da Sepang 2025: un periodo di astinenza dalla prima casella che iniziava a pesare, non tanto sulla classifica – dove il distacco dal leader è ancora significativo – quanto sulla percezione del suo status di tre volte iridato. Il tempo di 1’29”634, stampato nel finale della Q2, non è solo un numero; è la dichiarazione di intenti di chi, dopo settimane complicate e un inizio di stagione al di sotto delle proprie aspettative, trova finalmente la quadra con la Ducati GP26. E lo fa nel momento forse più importante, quello in cui il campione è chiamato a rispondere presente.

L’ombra lunga di Marquez e la beffa del record in Q1

Se Bagnaia ha firmato la pole, gran parte della narrazione delle qualifiche, però, recita il nome del suo compagno di box. Marc Marquez, costretto a passare attraverso le insidie della Q1 per la prima volta in questa annata, ha letteralmente riscritto la storia del tracciato in quella sessione: un giro devastante da 1’29”288 che ha polverizzato il record della pista, un messaggio chiaro e tremendo lanciato a tutto il paddock. Una prestazione, quella del numero 93, che sa di vendetta silenziosa dopo le difficoltà incontrate nelle libere. Eppure, nella sessione che conta, quella dei 15 minuti decisivi, lo spagnolo non è riuscito a replicare quella magia: il suo 1’29”646, pur straordinario, è stato beffato per appena dodici millesimi dal compagno di squadra. Un divario irrisorio che restituisce l’idea di quanto la lotta interna alla Ducati sia destinata a monopolizzare l’attenzione per il resto del weekend.

Bezzecchi non molla, Di Giannantonio si nasconde

A guardare la griglia di partenza, ci si accorge subito che la prima fila è un concentrato di talento italiano, ma anche di equilibri di potere delicatissimi. Marco Bezzecchi, leader del mondiale con 101 punti all’attivo, ha strappato la terza piazza con la sua Aprilia a soli undici millesimi da Marquez. Il cesenate, vincitore di cinque gare consecutive fino a Jerez, dimostra di avere il ritmo per inserirsi nel duello delle rosse di Borgo Panigale, forte di un avvio di campionato quasi perfetto che lo vede al comando della classifica iridata. Subito dietro, a chiudere la seconda fila, c’è Fabio Di Giannantonio: il romano, quarto a 65 millesimi dalla vetta, ha avuto anche l’opportunità di giocarsi il tutto per tutto nell’ultimo time attack, salvo poi perdere il vantaggio nell’ultimo settore. Una beffa per lui, che resta comunque l’unico pilota, insieme al trio di testa, a essere rimasto sotto il muro dell’1’29”700.

I valori in pista e le gerarchie della domenica

Il venerdì, si sa, racconta sempre una verità parziale, ma ciò che emerge dalle qualifiche di Le Mans è un quadro tecnico dai contorni ben definiti. La Honda, ad esempio, dimostra di trovarsi particolarmente a suo agio sulle storiche curve del Bugatti: Joan Mir, che proprio qui ha vissuto i suoi momenti migliori in carriera, ha piazzato una solida settima piazza, mentre Johann Zarco, sempre molto incisivo in casa, scatterà dall’undicesima posizione. Dall’altra parte della bilancia, c’è una Ducati che, dopo il test di Jerez, sembra aver ritrovato la direzione giusta. Se Bagnaia ha ritrovato la "zampata" sul giro secco, la sua capacità di trasformare la pole in risultato domenicale resta l’interrogativo più affascinante di questo weekend francese. La Sprint Race, in programma nel pomeriggio, offrirà già le prime risposte concrete su chi riuscirà a gestire la pressione e sulle reali intenzioni di chi, come Marquez, parte da una posizione di forza con il coltello tra i denti.

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