Ebola in Congo, sciopero dei sanitari nel centro di trattamento di Rwampara: “Non pagati da due mesi”
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Redazione Salute
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L'epidemia di malattia da virus Ebola, dichiarata ufficialmente il 15 maggio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), si sta diffondendo a un ritmo senza precedenti sul continente africano. Le autorità sanitarie congolesi hanno registrato oltre 1.900 casi confermati, con un bilancio di circa 700 decessi, e il contagio ha ormai raggiunto cinque province del Paese.
A complicare ulteriormente una situazione già critica, nell'Ituri – l'epicentro del focolaio – si è aggiunta la protesta del personale del principale centro di trattamento, l'ospedale generale di Rwampara, che lunedì ha incrociato le braccia per denunciare il mancato pagamento degli stipendi e delle indennità di rischio da quando è scoppiata l'emergenza.
La protesta del personale e il blocco dell'ospedale
Decine di operatori sanitari, tra cui epidemiologi, investigatori dei casi, autisti e addetti alla sepoltura dei corpi, hanno chiuso il presidio medico e bloccato la strada di accesso. In alcuni casi sono state accese anche gomme bruciate davanti all'ingresso come gesto di forte dissenso. "Non capiamo come sia possibile non essere pagati da due mesi – ha dichiarato Bahati Claude, un operatore della zona sanitaria di Rwampara, all'Associated Press – e non vogliamo abbandonare il nostro lavoro".
La vertenza, che in realtà era già iniziata la settimana scorsa per alcuni gruppi di lavoratori, ha ora portato alla paralisi delle attività in un momento in cui il sistema sanitario locale appare messo in ginocchio dall'emergenza.
La risposta del governo congolese e le difficoltà sul campo
Nel corso di una visita nella provincia dell'Ituri, il ministro della Salute congolese, Roger Kamba, ha cercato di arginare le proteste attribuendo i ritardi a una confusione amministrativa. Secondo il ministro, il governo starebbe verificando le liste del personale impiegato nella lotta al virus, poiché erano stati aggiunti ai registri dei nominativi di persone non aventi diritto. "Dobbiamo assicurarci che questi pagamenti arrivino alle persone giuste", ha dichiarato Kamba, assicurando che esistono i mezzi per risolvere la situazione.
Le parole del ministro, tuttavia, non hanno placato gli animi, mentre dall'Africa Centres for Disease Control and Prevention (CDC) arriva l'allarme che si tratta del focolaio in più rapida crescita mai registrato nel continente. L'epidemia, causata dal raro ceppo Bundibugyo del virus Ebola, per il quale al momento non esistono vaccini o trattamenti specifici approvati, sta mettendo a dura prova le capacità di intervento delle autorità locali.
Un'emergenza sanitaria senza precedenti
La carenza di personale e le difficoltà sul campo stanno aggravando una crisi che appare fuori controllo. I dati ufficiali diffusi dalle autorità congolesi parlano di 1.926 casi confermati nel Paese, di cui 702 decessi, ma secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il numero reale di persone contagiate potrebbe essere addirittura da due a quattro volte superiore.
La malattia si sta diffondendo in un contesto già reso fragile dall'insicurezza e dalle violenze delle milizie armate che controllano vaste aree del territorio, rendendo il contenimento dell'epidemia estremamente complesso. La sfida, come sottolineato dal direttore generale dell'Africa CDC, Jean Kaseya, è quella di costruire sistemi sanitari più forti, ma sul campo gli operatori lamentano la mancanza anche dei dispositivi di protezione individuale più elementari, nonostante siano in prima linea per fronteggiare quella che è una delle peggiori crisi sanitarie degli ultimi anni.




