La lunga notte di Francesco Dolci, tra perquisizioni e l’ossessione mediatica per il caso Pamela Genini
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Quando Francesco Dolci ha riattraversato il cancello della sua villa a Sant’Omobono Imagna, erano ormai quasi le quattro del mattino.
La sua giornata, iniziata tra verbali da firmare e una convocazione che sapeva già di svolta, si era chiusa solo dopo un'estenuante sosta al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, dove l'impresario edile – che quella stessa mattina si era presentato spontaneamente in caserma per consegnare documenti – è stato infine risucchiato nel vortice che lui stesso, forse, aveva contribuito a creare.
Quella notte, la quiete della Valle Imagna è stata squarciata dalle torce dei militari, impegnati in una perquisizione minuziosa nella sua proprietà e in quella dei genitori, alla ricerca di tracce che potessero connetterlo materialmente a uno dei delitti più agghiaccianti degli ultimi mesi: la profanazione della tomba di Pamela Genini, la giovane imprenditrice e modella uccisa a Milano nell’ottobre scorso. rainews +3
Il cerchio che si stringe tra fotografie e tracce di silicone
A trasformare Dolci da semplice "persona informata sui fatti" a indagato nel registro di chi deve rispondere di vilipendio e occultamento di cadavere, non è stata una singola prova, ma un accumulo inesorabile di dettagli tecnici e comportamenti contraddittori.
Se da un lato lui, uscito dalla caserma, continua a ripetere agli obiettivi delle telecamere di essere vittima di un complotto – "vogliono tapparmi la bocca", ha ribadito più volte, insistendo sulla teoria che la ragazza fosse finita in un giro losco di ricatti –, dall’altro l’impianto accusatorio che il pm Giancarlo Mancusi ha messo nero su bianco si regge su elementi ben più concreti.
Ci sono, prima di tutto, le immagini delle telecamere di sorveglianza che lo inquadrano mentre vaga nei pressi del cimitero di Strozza, anche in orari notturni e in periodi in cui il camposanto era ufficialmente chiuso per lavori.
Poi, c’è il dettaglio quasi paradossale del "mastice". I rilievi degli investigatori hanno appurato che chi ha violato il loculo, dopo aver decapitato la salma, ha avuto la cura – quasi maniacale – di richiudere il tutto utilizzando silicone e cemento per non lasciare tracce evidenti.
Ebbene, proprio Francesco Dolci, nei mesi precedenti la scoperta della profanazione (avvenuta il 23 marzo), aveva consegnato spontaneamente agli inquirenti alcune fotografie scattate da lui stesso al loculo. In questi scatti, datati già novembre, si nota chiaramente una macchia scura nell’angolo inferiore della struttura.
Quella macchia è proprio il mastice fuoriuscito dalla chiusura. In pratica, l’uomo documentava lo stato della tomba, fornendo senza saperlo agli inquirenti la prova che la violazione era già avvenuta pochissimo tempo dopo i funerali dell’ottobre precedente. rainews +3
L’interrogatorio e la notte delle perquisizioni
La lunga giornata di mercoledì 6 maggio ha rappresentato quindi il primo atto formale di questo nuovo capitolo giudiziario. Fermato in una stazione di servizio mentre si recava dai carabinieri, Dolci è stato trattenuto per sette ore negli uffici di via delle Valli, assistito dal suo legale.
Al termine del confronto con il pm e i militari del nucleo investigativo, la sua posizione si è inevitabilmente aggravata. Non ci sono state misure restrittive immediate, ma il via libera a una perlustrazione approfondita della sua abitazione e di quella dei genitori.
Le forze dell’ordine sono andate letteralmente a caccia della testa di Pamela, che ancora oggi risulta essere l’unico resto mancante del della 29enne, oltre che degli strumenti utilizzati per il taglio, come un probabile flessibile.
Mentre le macchine dei carabinieri illuminavano la sera della frazione Mazzoleni, fuori dalla villetta si consumava l’ennesima, spasmodica rappresentazione mediatica.
La madre dell’indagato, visibilmente provata e intenta a nascondere il volto per non essere ripresa, ha urlato la sua innocenza, mentre il padre è stato a sua volta accompagnato in caserma per essere sentito.
Francesco Dolci, che quella stessa notte del 14 ottobre era al telefono con Pamela quando lei lo pregò di chiamare soccorsi ("Teso, che faccio?"), ha visto così mutare radicalmente il suo ruolo: da testimone di un femminicidio a artefice presunto di un’offesa post mortem che la legge punisce con severità. rainews +3
L’ossessione per i riflettori e le teorie del "complotto"
Quel che ha certamente pesato nella costruzione del quadro indiziario, al di là delle tracce fisiche, è stato il comportamento tenuto da Dolci nei mesi precedenti.
Lontano dal tentare di passare inosservato, egli ha moltiplicato le apparizioni televisive e le dichiarazioni ai tabloid, alimentando una pista parallela fatta di ricatti e "giri di denaro" che, a oggi, gli inquirenti non hanno trovato riscontri concreti per perseguire.
La sua insistenza nel voler restituire il cane alla famiglia della vittima, prima di trasformarsi in rancore, e le continue ispezioni visive al cimitero – immortalato mentre fissa il loculo anche dopo la scoperta dello scempio – hanno finito per dipingere il ritratto di un uomo divorato da un’ossessione, più che da un autentico spirito collaborativo.
Mentre la procura di Bergamo mantiene il massimo riserbo sugli esiti delle perquisizioni notturne (si cerca ancora il cellulare "bianco" e gli attrezzi da lavoro), il caso resta avvolto in un’aura di mistero che mescola il dolore per un femminicidio alla crudeltà inaudita di una profanazione.
La difesa gioca ovviamente la carta dell’errore giudiziario, sottolineando le minacce subite dal loro assistito, ma le immagini delle telecamere, le fotografie scattate dallo stesso indagato e quella sostanza marrone che colava dal loculo appena due settimane dopo il funerale rappresentano, al momento, un nodo difficile da sciogliere per chiunque intenda sostenere la tesi dell’innocenza.
La macchina giudiziaria, intanto, procede serrata per restituire dignità alla salma di Pamela, il cui martoriato attende ancora di essere ricomposto. rainews +3




