Lilian Thuram a Mouro: “Narcisismo bianco, le sue parole sono di una violenza totale”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte di Lisbona, quella in cui il Real Madrid è uscito dal Da Luz con un successo di misura e Vinicius Junior ha denunciato di aver subito un insulto razzista da parte di Gianluca Prestianni, continua a produrre strascichi pesanti, e l'ultima bordata, la più feroce, porta la firma di Lilian Thuram. L'ex campione del mondo francese, da sempre in prima linea nella battaglia contro ogni forma di discriminazione, ha preso di mira José Mourinho, reo a suo dire di aver inquinato il dibattito con una posizione ambigua, se non apertamente complice. L'allenatore portoghese, che siede sulla panchina del Benfica, aveva infatti messo in dubbio la ricostruzione dell'attaccante brasiliano, suggerendo che una parte di responsabilità per quanto accaduto fosse da ricercare nel suo modo di esultare, in quella danza davanti alla curva avversaria che avrebbe provocato la reazione del suo giocatore e del pubblico. Una lettura, quella dello Special One, che Thuram ha smontato pezzo per pezzo con una durezza lessicale che raramente si era vista in questa vicenda.

Thuram, intervistato da L'Équipe, non ha usato giri di parole per definire il tecnico lusitano, arrivando a definirlo un “piccolo uomo” e accusandolo di esprimersi con la supponenza di chi si sente superiore. "Mourinho è un grande allenatore, con una carriera eccezionale, e nella sua vita ha lavorato con molti giocatori neri – ha esordito l'ex difensore della Juventus – ma questo non gli impedisce di dubitare della veridicità di un atto razzista e, cosa ancora più grave, di interrogarsi sulla responsabilità della vittima". Il riferimento è alle parole con cui Mourinho ha criticato l'esultanza di Vinicius, quasi fosse quella la scintilla che avrebbe giustificato l'insulto. "Ma come si permette? Chi è lui per decidere cosa Vinicius può o non può fare?", ha tuonato Thuram, scorgendo nel ragionamento del portoghese un "sentimento di superiorità e di narcisismo bianco". Una violenza verbale, quella attribuita a Mourinho, che secondo l'ex giocatore finisce per colpevolizzare chi subisce, spostando l'asse del discorso dal razzismo al comportamento del provocatore.

La riflessione di Thuram si è poi allargata, toccando un nervo scoperto che riguarda la credibilità stessa delle vittime. "Mourinho insinua che Vinicius possa essersela cercata, che sia in qualche modo colpevole – ha proseguito il francese – e questo è di una violenza totale". Se il pensiero dell'allenatore portoghese dovesse fare scuola, ha argomentato Thuram, si aprirebbe un pericoloso precedente: "Allora dovremmo pensare che i bambini vittime di atti razzisti a scuola o sui campi di calcio lo siano per colpa del loro comportamento? E cosa dovrebbero fare, presentarsi con un colore della pelle diverso?". Un'analisi che smonta la giustificazione sottile di chi cerca attenuanti per l'insulto, ricordando che l'atto razzista è sempre e solo legato al colore della pelle, mai al comportamento di chi lo subisce. E qui Thuram ha rincarato la dose, ironizzando sulla presunta paranoia di chi denuncia: "Ma allora Vinicius è pazzo e si è inventato tutto? E Kylian Mbappé, che pure ha sentito, è pazzo anche lui? I neri sono tutti pazzi, paranoici che inventano storie?".

Il “piccolo uomo” e il rifiuto di analizzare il razzismo da un punto di vista universale

Nel mirino dell'ex difensore francese non è finita solo la giustificazione, ma anche la posizione pubblica di Mourinho, quel tentativo di porsi al di sopra delle parti che Thuram ha bollato come patetico e dannoso per la lotta al razzismo. "Quando Mourinho cerca di farci credere che Vinicius è responsabile del razzismo che subisce, diventa una piccola persona, patetico – ha scandito Thuram – e finché ci saranno comportamenti come il suo, non si andrà mai avanti insieme in questa lotta". La sua critica più radicale, però, è quella che chiama in causa l'incapacità di vedere la realtà al di fuori della propria esperienza personale. "Lui non analizza l'atto razzista come uomo, ma come uomo bianco", ha dichiarato, spiegando che quel senso di superiorità impedisce di mettersi nei panni delle vittime e di comprendere la paura e la rabbia che provano. "Servirebbe più umiltà – ha concluso – e la consapevolezza che non siamo obbligati a pensare attraverso il colore della nostra pelle". Parole che arrivano mentre l'Uefa ha già aperto un'inchiesta e il Real Madrid ha consegnato tutte le prove in suo possesso, in attesa di capire se Prestianni sarà punito con una lunga squalifica dalle competizioni europee.

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