Napoli-Verona, il prefetto vieta i biglietti ai residenti in provincia scaligera

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In vista della gara valida per la diciannovesima giornata del campionato nazionale, in programma mercoledì 7 gennaio alle 18.30 al "Diego Armando Maradona", il prefetto di Napoli ha firmato un'ordinanza che, di fatto, impedisce la trasferta organizzata ai tifosi dell'Hellas Verona. Il provvedimento, che si inserisce in un contesto di misure preventive ormai consolidate per le partite giudicate ad alto rischio, vieta esplicitamente la vendita dei tagliandi alle persone residenti nella provincia di Verona, una decisione che segue puntualmente la determinazione numero 46 del Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive. La Questura di Napoli, dal canto suo, ha espresso parere conforme, sottolineando, in una valutazione che non lascia spazio a interpretazioni, come l’evento sia connotato da profili di elevato allarme per l’ordine pubblico, dati i reiterati episodi di violenza, anche recenti, che hanno segnato la rivalità tra le due tifoserie.

I criteri stringenti per l'accesso al settore ospiti

La disposizione prefettizia, la cui applicazione pratica è stata dettagliata dalla SSC Napoli nella comunicazione ufficiale sulle modalità di vendita, stabilisce criteri molto rigidi per l’accesso al settore visitatori. La possibilità di acquistare un biglietto, infatti, è riservata esclusivamente a una cerchia ristretta di persone: si tratta dei sottoscrittori del programma di fidelizzazione "Non vi lasceremo mai" della società Hellas Verona FC, i quali, elemento dirimente, non devono avere la residenza nella provincia scaligera. Una modalità, questa, che mira a filtrare la presenza allo stadio, consentendola solo ai supporter più identificabili e, teoricamente, meno inclini a comportamenti violenti, escludendo al contempo la massa dei tifosi che potrebbero giungere da Verona e dal suo territorio.

Il contesto di tensione e le misure di prevenzione

La scelta amministrativa, seppure drastica, non giunge inaspettata per gli addetti ai lavori, considerando il clima di accesa contrapposizione che da tempo caratterizza gli incroci tra napoletani e veronesi, sfociato più volte in scontri e situazioni di pericolo. Le forze dell'ordine, le cui valutazioni sono alla base dell’istruttoria del Comitato, devono spesso gestire tensioni che travalicano i novanta minuti di gioco, richiedendo un dispiegamento di risorse notevole e strategie di contenimento particolari. Il divieto di trasferta, in questo senso, rappresenta uno strumento preventivo estremo, utilizzato per scongiurare il rischio di scontri sia nel corso degli spostamenti, sia nelle aree limitrofe all’impianto sportivo, dove in passato si sono registrati episodi di guerriglia urbana.

Le implicazioni per la gestione del rischio negli stadi

Questa misura, se da un lato solleva questioni riguardanti la libertà di movimento dei cittadini e il diritto a seguire la propria squadra, dall’altro evidenzia la complessità della gestione della sicurezza in un settore, quello del calcio, dove le dinamiche delle frange estremiste del tifo condizionano spesso le scelte delle autorità. L’applicazione del divieto per residenza, unita al vincolo dell’iscrizione al club ufficiale dei tifosi, delinea una strategia sempre più selettiva e basata su dati anagrafici e di fedeltà alla società, nella speranza di depurare gli eventi sportivi dalla presenza di quegli elementi che ne minano la sicurezza. Rimane, sullo sfondo, la constatazione di come il fenomeno della violenza legata al calcio, nonostante gli sforzi legislativi e di controllo, continui a presentare criticità tali da giustificare, agli occhi delle prefetture, interventi così incisivi e limitativi.

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