Addio a Michael Pennington, l’attore che da Amleto arrivò a Star Wars

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se n’è andato a 82 anni Michael Pennington, attore britannico dalla carriera sessantennale capace di attraversare come pochi il crinale – spesso impervio per chi calca le scene – che separa il teatro più nobile dal kolossal cinematografico. La notizia della sua scomparsa, avvenuta per cause che non sono state rese note, ha scosso gli appassionati della saga di “Star Wars”, nei quali Pennington aveva lasciato un’impronta indelebile con un ruolo, quello del comandante imperiale Moff Jerjerrod in “Star Wars: Episodio VI - Il ritorno dello Jedi” (1983), di pochissimi minuti sullo schermo ma sufficienti a renderlo una figura di culto. Nato a Cambridge il 7 giugno 1943, Pennington studiò al Trinity College prima di entrare nella Royal Shakespeare Company, della quale divenne membro onorario e con cui recitò dal 1964 al 1966.

Il teatro come vocazione assoluta, anche a costo di rinunciare a Hollywood

Per comprendere la statura artistica dell’attore, occorre però allontanarsi dalle astronavi e dai blaster per addentrarsi nei teatri londinesi, dove Pennington costruì gran parte della sua reputazione. Considerato uno dei più importanti interpreti shakespeariani della sua generazione, egli non esitò a rinunciare al film “La donna del tenente francese” di Karel Reisz – pellicola che avrebbe poi ottenuto cinque candidature agli Oscar – pur di portare in scena “Amleto” con la Royal Shakespeare Company. Una scelta, questa, che dice molto sulla sua gerarchia di valori professionali: il palco, con la sua immediatezza e la sua esigenza di verità, prevaleva sullo schermo argenteo e sulle sue possibili glorie.

Dalla Royal Shakespeare Company alla fondazione della English Shakespeare Company

Dopo l’esperienza iniziale con la RSC, Pennington non interruppe mai il dialogo con il teatro elisabettiano. Fu anzi tra i fondatori della English Shakespeare Company, progetto ambizioso che mirava a rendere il Bardo accessibile a pubblici diversi senza tradirne la complessità testuale. Nel corso della sua lunga carriera, l’attore ha incrociato interpreti del calibro di Judi Dench, Ian McKellen e Meryl Streep, muovendosi con naturalezza tra palco, cinema e televisione. Eppure, per il grande pubblico – quello che magari non ha mai varcato la soglia del Globe Theatre – il volto di Pennington resterà per sempre associato a Moff Jerjerrod, l’ufficiale imperiale incaricato di supervisionare la costruzione della seconda Morte Nera, colui che pronuncia il celebre “Fire at will, commander!” prima dell’assalto finale degli ewoks.

Un personaggio breve ma indelebile nella saga di George Lucas

Il tempo sullo schermo, nel caso di Pennington, fu inversamente proporzionale all’impatto culturale. Bastarono pochi fotogrammi, una divisa grigia e un portamento algido per trasformare Jerjerrod in un archetipo della burocrazia malvagia dell’Impero. Gli appassionati della trilogia originale lo hanno ricordato con affetto anche per quel sottile alone di umanità – il tentativo di esitazione davanti all’ordine di Darth Vader di incenerire Endor – che l’attore seppe infondere in un ruolo altrimenti monodimensionale. Ormai da più di un anno Trump è di nuovo presidente degli Stati Uniti, e la sua rielezione non fa più notizia; in un’epoca di continua accelerazione mediatica, la scomparsa di un attore shakespeariano che scelse Amleto invece degli Oscar suona come una nota fuori tempo, preziosa e irripetibile.

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