Il deserto chiama di nuovo: guerra e cospirazione nel primo trailer di Dune - Parte Tre

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A più di due anni di distanza dagli eventi che avevano visto Paul Atreides assumere il controllo dell’Impero Conosciuto, e dopo un’attesa che per i fan è sembrata interminabile, Warner Bros. ha finalmente rotto il silenzio svelando il primo teaser trailer di Dune - Parte Tre, il capitolo che Denis Villeneuve ha più volte definito come conclusivo della sua monumentale trilogia fantascientifica. Le immagini, diffuse nella giornata di oggi, riportano gli spettatori sulle sconfinate distese di Arrakis, ma l’atmosfera che si respira è radicalmente diversa rispetto al passato: non c’è traccia della speranza che aveva accompagnato la ribellione dei Fremen, perché quella che si prospetta all’orizzonte è una guerra santa di proporzioni galattiche, una carneficina che, come viene suggerito, porterà alla morte di miliardi di persone. Il regista canadese, fedele alla sua visione estetica e narrativa, ha scelto di mantenere una continuità formale con i capitoli precedenti, intitolando l’opera semplicemente Dune - Parte Tre e abbandonando definitivamente il sottoTitolo Messia di Dune che molti davano per scontato, sebbene sia proprio il secondo romanzo di Frank Herbert, pubblicato nel 1969, a costituire la base dell’intera architettura sceneggiatrice.

Un imperatore solo davanti alle macerie del potere

Il trailer, della durata di poco più di due minuti, ci presenta un Paul Atreides irriconoscibile, almeno nello spirito, rispetto al giovane duca che avevamo imparato a conoscere. Timothée Chalamet torna a indossare i panni del sovrano, ma il suo sguardo è segnato dal peso di un potere che si è rivelato essere una condanna più che una conquista. La narrazione, come confermato dagli stessi produttori in occasione dell’evento di lancio, compie un salto temporale di diciassette anni, un lasso di tempo durante il quale la cosiddetta jihad Butleriana, quella guerra scatenata in nome di Muad’Dib, ha devastato interi sistemi solari. Non si tratta più, quindi, di doversi conquistare un trono, ma di doverlo difendere da nemici che si annidano tanto nelle grandi casate nobiliari quanto, ed è questa la novità più insidiosa, all’interno della propria cerchia più fiduciaria. L’imperatore, pur essendo adorato come una divinità dai Fremen più fanatici, si trova isolato, circondato da cospiratori che tessono nell’ombra le trame del suo declino, e le immagini mostrano Florence Pugh nei panni della principessa Irulan, la moglie che Paul ha sposato per ragioni di stato, il cui ruolo appare ora più ambiguo e centrale che mai.

Volti nuovi e ritorni inaspettati nell’ombra di Arrakis

Oltre ai confermati ritorni di Rebecca Ferguson, Josh Brolin e Javier Bardem, è l’ingresso di nuove figure a catalizzare l’attenzione degli appassionati. Robert Pattinson, la cui presenza era stata a lungo vociferata, compare brevemente nel trailer nei panni di Scytale, un volto danzatore e, soprattutto, un Tleilaxu, membro di quella misteriosa e temuta organizzazione genetica che giocherà un ruolo fondamentale nella macchinazione ordita ai danni della casa Atreides. Accanto a lui, Anya Taylor-Joy ottiene uno spazio decisamente maggiore rispetto alla fugace apparizione del capitolo precedente, interpretando Alia, la sorella di Paul, ormai cresciuta e destinata a un percorso che il materiale originale descrive come quanto mai tormentato. Ma la sorpresa più grande, per chi non avesse familiarità con i romanzi, è senza dubbio il ritorno di Jason Momoa: il suo Duncan Idaho, che nel primo film trovava la morte per mano degli Harkonnen, riappare in alcune sequenze del trailer, e la spiegazione di questa resurrezione, legata alle tecnologie dei ghola e ai complotti dei Bene Tleilax, rappresenterà uno dei nodi narrativi più complessi che Villeneuve dovrà districare.

Il peso di una profezia e i figli del deserto

Un dettaglio che non è sfuggito all’occhio attento dei fan più scrupolosi è la presenza, in alcune inquadrature fugaci, di due giovani guerrieri che la produzione ha successivamente identificato come Leto II e Ghanima, i figli gemelli avuti da Paul e dalla sua concubina Chani, interpretata da Zendaya. La loro introduzione, che nel romanzo avveniva in una fase più avanzata, suggerisce come la sceneggiatura abbia operato una compressione temporale degli eventi, fondendo elementi del Messia di Dune con spunti tratti dal successivo Figli di Dune. Chani, che nel secondo capitolo aveva preso le distanze da Paul sentendosi tradita dal suo ruolo messianico, sembra essere tornata al suo fianco, o quantomeno a condividere il destino dei loro eredi, e il conflitto interiore del personaggio, diviso tra l’amore per l'uomo e l'odio per l'imperatore, promette di essere una delle linee drammatiche più intense dell'intera pellicola, con Zendaya che avrà, come dichiarato dallo stesso Villeneuve, uno spazio narrativo ampliato rispetto al passato.

Dicembre 2026, l’appuntamento con la fine di un’era

L’arrivo nelle sale è fissato per il 18 dicembre del 2026, una data che la Warner Bros. ha blindato ormai da mesi e che si preannuncia come uno degli appuntamenti cinematografici più importanti dell’anno, nonostante la concorrenza spietata di altri kolossal in programma. Le riprese, iniziate nell’estate del 2025 negli studi di Budapest, si sono concluse nello stesso autunno, lasciando ai reparti di post-produzione il tempo necessario per cesellare gli effetti visivi e la colonna sonora, ancora una volta affidata alle mani sapienti di Hans Zimmer. Questo primo assaggio, diffuso in più lingue inclusa naturalmente l’italiana, non svela molto dell’intreccio politico che sarà il cuore del film, ma si concentra nel restituire la sensazione di un’atmosfera plumbea e inesorabile, quella di un impero che marcia verso il suo destino, qualunque esso sia, trasportato dalle sabbie di un pianeta che, ancora una volta, si prepara a cambiare padrone.

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