UniCredit, patto con un fondo degli Emirati per smobilizzare la controllata russa

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   La progressiva riduzione dell’esposizione delle banche europee nei territori della Federazione Russa, una partita iniziata con l’inizio delle ostilità in Ucraina e mai del tutto conclusa a causa delle complesse maglie burocratiche e delle stringenti contromisure economiche adottate da Mosca, registra una mossa strategica di rilievo.

Il gruppo guidato da Andrea Orcel - che da tempo dichiarava la necessità di un disimpegno ordinato per non bruciare valore - ha infatti comunicato la sottoscrizione di un term sheet, un accordo non vincolante, finalizzato alla cessione di una porzione significativa degli asset della propria controllata russa, la AO Bank.

L’operazione, che vede protagonista un investitore privato con sede negli Emirati Arabi Uniti, arriva a distanza di anni dalle prime voci di un possibile addio al mercato russo, voci che avevano trovato un ostacolo sostanziale nella difficoltà di trovare controparti disposte a chiudere l’affare senza incorrere nelle rigide sanzioni incrociate. ilsole24ore +3

I dettagli dell’accordo e la struttura finanziaria

Il patto siglato, sebbene ancora in una fase preliminare, delinea una struttura operativa ben precisa che mira a scindere il destino della banca.

L’acquirente, descritto dalla nota ufficiale dell’istituto come un «investitore privato consolidato con relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e imprenditoriale locale», avrebbe già superato le verifiche di conformità necessarie.

La riduzione del perimetro russo prevede uno spin-off: una parte delle attività verrà trasferita in una nuova entità separata (chiamata New Bank), che resterà al cento per cento sotto il controllo di UniCredit, mentre la restante parte della AO Bank verrà ceduta all’investitore emiratino.

Dal punto di vista dei conti, l’istituto stima che la transazione genererà un beneficio complessivo di circa trentacinque punti base sul capitale.

Per comprendere meglio questo dato, gli analisti spiegano che l’impatto negativo iniziale, quantificabile tra i venti e i venticinque punti base al momento del closing, verrebbe più che compensato dalla riduzione della perdita potenziale in uno scenario estremo, la quale scenderebbe a circa trenta o quaranta punti base rispetto ai novantatré calcolati al primo trimestre del 2026. ilsole24ore +3

Il rilancio sui pagamenti internazionali

Questa cessione parziale non segna però un’uscita totale e immediata dalla Russia, quanto piuttosto una rifocalizzazione delle attività ancora presenti sul territorio.

La strategia della banca, come si legge nel comunicato stampa diffuso ai mercati, prevede un’accelerazione del processo che porterà UniCredit a concentrarsi esclusivamente sui pagamenti internazionali.

In particolare, l’attenzione sarà riservata alle transazioni in euro e dollari statunitensi, servendo principalmente la clientela rate occidentale e quella russa che non rientra nel regime delle misure restrittive.

Si tratta di una mossa che, evitando le complessità legate alla raccolta di capitali o ai finanziamenti interni, permette al gruppo di rimanere un attore di nicchia ma strategico per le aziende europee che devono ancora gestire flussi commerciali con Mosca.

La struttura dell’affare, sottolineano dalla sede di Milano, è stata studiata per garantire continuità ai dipendenti e stabilità ai clienti, molti dei quali - utilizzatori dei servizi di incasso e pagamento verso la Russia - non subiranno variazioni nel servizio durante la transizione. ilsole24ore +3

Tempi di attuazione e scenari patrimoniali

I tempi per la conclusione definitiva dell’operazione non sono brevi, un fattore questo che testimonia la delicatezza del dossier russo in un contesto geopolitico ancora fluido nonostante il passare dei mesi dalla scadenza dei precedenti orizzonti di fuoriuscita.

Il closing è atteso per il primo semestre del 2027, sebbene sia condizionato alla firma degli accordi vincolanti (attualmente si dispone solo di una manifestazione d’interesse formalizzata), al completamento dello spin-off e - aspetto cruciale - all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità di regolamentazione competenti, sia in Europa che in Russia.

Sul fronte delle performance attese, l’impatto cumulato negativo sul conto economico è stimato in un range compreso tra i tre virgola zero e i tre virgola tre miliardi di euro.

Di questi, una fetta importante (circa un miliardo e seicentomilioni fino a un miliardo e ottocentomilioni) deriva dall’effetto della riserva cambi, una voce che gli esperti definiscono non monetaria e che quindi non intacca il capitale della banca.

UniCredit ha inoltre rassicurato gli azionisti: l’affare non avrà ripercussioni sulla distribuzione dei dividendi né sugli obiettivi di utile netto del piano industriale "UniCredit Unlimited 2028-2030", dato che eventuali fattori negativi aggiuntivi verranno compensati da altre voci. borsaitaliana +3

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