Crans-Montana, le autopsie rivelano: asfissia per Tamburi, analizzati gli abiti di Costanzo
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Redazione Interno
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Le indagini sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana, che strappò la vita a tre sedicenni italiani, hanno compiuto un passo avanti cruciale con le prime risultanze medico-legali. L'autopsia sul Corpo di Giovanni Tamburi, svolta a Bologna dal medico legale Paolo Fais su delega della Procura di Roma, ha confermato che il ragazzo perse la vita per asfissia da inalazione di fumo, un quadro compatibile con i fumi tossici sprigionati dall'incendio divampato nel residence "Le Constellation". L'esame, durato oltre quattro ore, ha concentrato la sua attenzione sulle vie respiratorie e sui polmoni, rinvenendo quelle lesioni che, pur nella loro drammaticità, offrono una risposta scientifica alla domanda sul come sia avvenuto il decesso. Il padre del giovane, scontrandosi con l'asperità di una verità che non muta il dolore, ha espresso l'angoscia di dover affrontare, dopo la ricognizione del corpo, una sorta di secondo seppellimento.
Il percorso parallelo sulle vittime milanesi
Parallelamente, all'Istituto di Medicina Legale di Milano, hanno preso il via gli accertamenti sui corpi di Chiara Costanzo e Achille Barosi, gli altri due adolescenti coinvolti nella stessa sciagura. L'operazione, condotta sotto la regia del pubblico ministero milanese Carlo Scalas che agisce per eseguire una rogatoria internazionale proveniente dalla Procura di Roma, si è articolata in due fasi distinte ma coordinate. Mentre i legali delle famiglie assistevano alle procedure, i medici hanno iniziato l'esame autoptico sui resti dei due giovani, un'analisi minuziosa che procede per stabilire con precisione le dinamiche fatali che li hanno colpiti in quella notte.
Gli indumenti e la borsa di Chiara sotto la lente del consulente
Un aspetto di particolare rilievo investigativo, che va al di là della mera causa del decesso, concerne gli indumenti che Chiara Costanzo indossava durante l'incendio, insieme alla sua borsa e ad altri effetti personali. Il pm Scalas, infatti, ha disposto che tali reperti, una volta esaminati, vengano affidati al consulente tecnico nominato dal pubblico ministero romano Alessio Battistini, il quale procede contro ignoti. L'analisi di questi oggetti, che portano i segni di quella sera, potrebbe rivelare tracce o elementi utili a ricostruire gli ultimi, concitati momenti o la propagazione delle fiamme, aggiungendo tasselli a un puzzle che le autorità giudiziarie italiane e svizzere tentano pazientemente di comporre.
Un'inchiesta internazionale che cerca risposte
L'intero procedimento, che si dipana tra Roma, Milano e Bologna su mandato della magistratura capitolina, sottolinea la complessità di un'indagine che oltrepassa i confini nazionali e si fonda su una stretta collaborazione internazionale. Ogni dettaglio, dalla concentrazione di monossido di carbonio nel sangue alle eventuali microlesioni, fino alle fibre carbonizzate sugli abiti, viene vagliato con scrupolo per offrire un resoconto obiettivo e incontrovertibile dei fatti. Le risposte della scienza, seppur asettiche, rappresentano in casi come questi l'unico punto di partenza solido per una verità giudiziaria che possa, in futuro, fare piena luce sulle responsabilità, dirette o indirette, che hanno condotto a una simile perdita.




