Leone XIV svela il suo libro del cuore: “La pratica della presenza di Dio”
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Redazione Esteri
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Tra le nuvole, di ritorno da un viaggio apostolico che ha toccato Turchia e Libano, papa Leone XIV ha offerto una chiave inaspettata per comprendere la sua intimità spirituale. Rispondendo a una domanda sul testo che, al di là degli inevitabili riferimenti a Sant’Agostino, potesse illuminare il suo personale cammino di fede, il Pontefice ha sorpreso i giornalisti presenti a bordo dell’aereo. Non ha citato, infatti, un ponderoso trattato di teologia o un’opera di un autore contemporaneo, ma un libretto esile, spesso dimenticato: “La pratica della presenza di Dio”, opera del carmelitano scalzo del Seicento Fra Lorenzo della Resurrezione. Una scelta, questa, che racconta molto di un uomo che, prima di ascendere al soglio pontificio, ha attraversato anni complessi tra impegni pastorali e missioni in contesti di crisi, trovando in quelle pagine un compagno di strada silenzioso ma costante.
Un maestro spirituale dal cognome sconosciuto
«Un testo davvero semplice, scritto da qualcuno che non firma neppure con il suo cognome, Fratel Lawrence», ha spiegato il Papa, sottolineando così la natura umile e diretta di quell’insegnamento. Frate Lorenzo, il cui nome secolare resta volutamente in ombra, visse nel XVII secolo come fratello laico e cuoco nel monastero parigino dell’ordine carmelitano. La sua grandezza, come emerge dalle conversazioni e dalle lettere raccolte nel volumetto, non risiede in dotte dissertazioni ma in una pratica quotidiana e ostinata: cercare Dio in ogni atto, anche il più umile, come lavare i piatti in cucina. È una spiritualità “feriale”, lontana dai riflettori, che trasforma il lavoro ordinario in una continua preghiera.
Il metodo di una fede vissuta nel quotidiano
Il nucleo del pensiero del carmelitano, che tanto ha colpito Leone XIV, è racchiuso nel Titolo stesso dell’opera: la ricerca costante di una comunione con il divino in ogni momento della giornata, senza bisogno di formulari particolari o di lunghe ore di ritiro. Si tratta, come ha lasciato intendere il Pontefice, di un invito a vivere la fede non come un insieme di dottrine astratte ma come una relazione personale e sempre presente. Un approccio che demolisce ogni separazione tra il sacro e il profano, indicando nelle faccende più comuni il luogo privilegiato dell’incontro. Quella di Fra Lorenzo, insomma, è una via accessibile a chiunque, che non richiede conoscenze speciali ma solo l’intenzione di rimanere in quella che egli stesso definiva una “santa compagnia”.
Il riflesso di una testimonianza oltre i secoli
La preferenza accordata a questo testo, rispetto a biblioteche di opere più celebri, non è dunque un fatto marginale. Rivela, piuttosto, un orientamento preciso dell’attuale magistero, attento a valorizzare una fede incarnata, concreta e operosa. In un’epoca di grandi questioni teologiche e sociali, la scelta di un libro che parla di pentole e di raccoglimento interiore segnala una precisa direzione: l’essenziale spesso si nasconde nella semplicità. La rivelazione fatta in volo, del resto, non ha il tono di una lezione accademica ma quello di una confidenza, mostrando come anche per un papa il nutrimento dell’anima possa arrivare da una fonte discreta, la cui forza risiede tutta nella genuinità della testimonianza.




