Luciano Belli Paci accusa Francesca Albanese: "Ossessionata da mia madre Liliana Segre"
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Redazione Interno
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La tensione nel dibattito pubblico italiano, già surriscaldato dalle posizioni sul conflitto israelo-palestinese, si è ulteriormente inasprita dopo le dichiarazioni di Luciano Belli Paci, figlio della senatrice a vita Liliana Segre, che ha rivolto durissime critiche alla relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese. Belli Paci, membro dell’esecutivo nazionale dell’associazione Sinistra per Israele, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha definito l’esperta di diritto internazionale come “ossessionata” dalla figura di sua madre, sottolineando come la giurista agirebbe più da militante che da professionista, perdendo così quella terzietà che il suo delicato ruolo all’Onu richiederebbe. Un attacco frontale, il suo, che getta una luce cruda su quanto il clima politico si sia fatto rovente, al punto da trascinare in polemiche strumentali persino un simbolo morale e storico come Liliana Segre, la cui autorità deriva dalla sua tragica esperienza di sopravvissuta alla Shoah.
L’episodio televisivo all’origine della polemica
Le affermazioni di Belli Paci giungono a pochi giorni di distanza da un acceso confronto televisivo, andato in onda durante la trasmissione “In Onda” su La7, fra la stessa Albanese e Francesco Giubilei. In quell’occasione, la relatrice dell’Onu si era alzata e aveva abbandonato lo studio mentre l’interlocutore citava proprio la senatrice Segre, un gesto plateale che ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei media e alimentato le critiche di chi le rimprovera un approccio eccessivamente di parte. Quell’allontanamento, interpretato da molti come una mancanza di rispetto, ha costituito il detonatore che ha spinto il figlio di Segre a intervenire pubblicamente, fornendo una lettura personale e severa del comportamento della diplomatica.
La presunta ossessione e il riferimento al murale
A sostegno della sua tesi, Belli Paci ha richiamato un episodio specifico risalente allo scorso agosto, quando Francesca Albanese pubblicò sui suoi profili social una fotografia che la ritraeva di fronte a un murale raffigurante il volto di Liliana Segre. Quel gesto, apparentemente di omaggio, viene invece letto dal figlio come il sintomo di una fissazione, quasi che la giurista cerchi in modo strumentale un’associazione con l’icona della Memoria. “Francesca Albanese è ossessionata da mia madre”, ha tuonato senza mezzi termini, dipingendo un ritratto di una professionista che, secondo lui, avrebbe oltrepassato i limiti della sua funzione, trasformando la sua missione di relatrice in una crociata personale e ideologica.
Il contesto di un dibattito sempre più polarizzato
La posizione di Albanese, che da mesi, in virtù del suo mandato Onu iniziato nel 2022, sostiene con forza la tesi di un genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, l’ha posta al centro di un vortice di polemiche. Questo scontro, che vede da una parte chi denuncia le operazioni militari israeliane e dall’altra chi difende lo Stato ebraico, sta producendo derive estremiste che rischiano di compromettere il confronto democratico, inquinando il dialogo con accuse reciproche e toni spesso velenosi. L’intervento di Belli Paci, peraltro, non è isolato e riflette un malessere più ampio all’interno di una parte della sinistra italiana, preoccupata che certe posizioni possano sfociare in intolleranza e mettere in discussione valori fondanti, mentre la “polizia del pensiero” sembra fare sempre più proseliti.




