La volta buona e il richiamo leggero della tv generalista: tra diete vip, pagelle e il dolore di un padre

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un angolo del pomeriggio di Rai 1, quello che va in onda da anni senza mai cambiare davvero passo, dove il tempo sembra scorrere secondo una legge non scritta: non stupire, ma durare. «La volta buona» condotto da Caterina Balivo, figura ormai inamovibile del daytime italiano, ne è l’esempio perfetto. Il programma – che il 22 aprile 2026 ha offerto l’ennesima puntata del suo contenitore ibrido tra costume, gossip e ricordi personali – non cerca lo scoop né la scintilla polemica. Preferisce invece costruire un’abitudine, una sorta di rito quieto in cui l’intrattenimento si fa compagnia e la compagnia, puntata dopo puntata, diventa routine. Un meccanismo rodato che, proprio nella sua prevedibilità, trova la propria ragion d’essere.

Le pagelle del 22 aprile: il divorzio di Emanuele Filiberto e il segreto alimentare di Jannik Sinner

Mercoledì 22 aprile, come di consueto, la trasmissione ha dedicato ampio spazio al tema delle diete, complice l’avvicinarsi dell’estate e un boom di punture dimagranti – argomento lanciato in apertura da Balivo con il solito avvertimento. Tra gli ospiti in studio, a discutere di piani alimentari e rinunce, c’erano Rossella Erra, Marco Baldini e Guillermo Mariotto. E poi c’è stato un servizio su Can Yaman e la sua colazione “forte”, valutata con un 8 alla simpatia. Ma il vero punteggio alto della giornata è andato al divorzio di Emanuele Filiberto, che ha ricevuto un 8 in pagella, affiancato da un 7 per il “segreto” – la cui natura è rimasta volutamente vaga – di Jannik Sinner. La costruzione narrativa del programma, insomma, mescola leggerezza e un certo voyeurismo bonario, senza mai diventare invadente.

L’appello di Killian Nielsen (8) e il ricordo di Sagitta Alter (9): la puntata del 23 aprile

Il giorno successivo, quello del 23 aprile, «La volta buona» ha cambiato leggermente registro, pur rimanendo saldamente ancorata al proprio format. Ospiti come Fabio Testi, Mogol e Stefania Orlando – quest’ultima accompagnata dal padre – si sono alternati raccontando segreti di longevità e aneddoti personali. Tuttavia, il momento più intenso ha visto protagonista Killian Nielsen, il cui appello in studio è stato giudicato con un 8. Sopra di lui, solo il ricordo di Sagitta Alter, che ha toccato il 9. Un passaggio, quello dedicato a Nielsen, che ha portato in scena una nota più dolorosa, quasi spiazzante nel contesto leggero del programma. Perché anche in un contenitore che fa della rassicurazione la propria bandiera, può capitare che entri il dolore nudo – rispettato, non spettacolarizzato, ma comunque esposto.

Un format senza attriti, pensato per resistere più che per emozionare

Se si osserva la struttura di «La volta buona» con occhio disincantato, ciò che emerge è una macchina televisiva consapevole dei propri limiti. Balivo non cerca lo scontro, non alimenta attriti, non insegue slanci retorici. Il suo stile è fluido, quasi dimesso; una conduzione che preferisce accompagnare piuttosto che guidare. Il programma, della durata di 103 minuti nella puntata del 22 aprile 2026, si regge su un equilibrio precario ma efficace: quello tra vecchi ricordi – legati al mondo dello spettacolo e della musica – e racconti di famiglia, amori e amicizie. Non c’è ricerca dell’innovazione, né tantomeno la volontà di sorprendere. C’è però una dote rara nel panorama attuale: la pazienza di costruire un pubblico fedele che non chiede emozioni forti, ma una presenza costante, un tappeto sonoro e visivo su cui posare lo sguardo senza fatica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.