La Consulta salva Alessandra Todde, che resta presidente della Sardegna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza numero 148 della Corte costituzionale, resa nota ieri, ha definitivamente chiuso la questione sulla legittimazione di Alessandra Todde a ricoprire la carica di presidente della Regione Sardegna, annullando l'ordinanza con la quale, nel dicembre del 2024, il Collegio elettorale di garanzia presso la Corte d'appello di Cagliari ne aveva decretato la decadenza. I giudici della Consulta, il cui verdetto è inappellabile, hanno stabilito l'illegittimità di quell'atto, sancendo che l'organo giudicante regionale, il quale pure aveva multato l'esponente del Movimento 5 Stelle per violazioni in materia di campagne elettorali, è andato ben oltre le proprie competenze tentando di rimuoverla dall'incarico. Una pronuncia che, mentre ribadisce i limiti dei collegi elettorali, conferma la piena titolarità del suo mandato, archiviando una lunga fase di incertezza istituzionale.

Il cuore della sentenza: il superamento dei poteri

Il fulcro della decisione dei giudici costituzionali risiede nell'aver riconosciuto che il Collegio di garanzia, nell'imporre al Consiglio regionale sardo di dichiarare la decadenza di Todde e, di conseguenza, dello stesso Consiglio, ha commesso quello che in gergo tecnico viene definito un eccesso di potere. La Corte, infatti, ha chiarito in modo inequivocabile che a quel collegio non spettava, in alcun modo, pronunciarsi su una materia così delicata come la rimozione di un presidente di giunta eletto democraticamente. Se ne trae, pertanto, che le irregolarità contestate alla governatrice, per le quali peraltro era già stata sanzionata con una pena pecuniaria, non potevano in nessun caso condurre a un esito così drastico, decretato da un'autorità che non aveva titolo per farlo.

Le conseguenze immediate dell'annullamento

Con la bocciatura della parte dell'ordinanza che intimava la decadenza, la situazione ritorna esattamente al punto in cui si trovava prima dell'intervento del Collegio di Cagliari. Ciò significa che Alessandra Todde, la quale in questi mesi ha continuato a esercitare le sue funzioni nonostante le pressioni politiche e il clima di instabilità, è a tutti gli effetti il presidente in carica della Sardegna, senza più alcuna ombra sulla sua legittimità. Rimane invece pienamente valida, e non toccata dal giudizio della Consulta, la multa di quarantamila euro che le era stata inflitta per le violazioni della normativa elettorale, un aspetto che la sentenza non ha messo in discussione, concentrandosi esclusivamente sulla questione di competenza.

Una vicenda che ha segnato il panorama politico

La lunga battaglia legale, che ha tenuto con il fiato sospeso l'intera regione, si è così conclusa con un pieno riconoscimento delle ragioni della governatrice. La stessa Todde, commentando l'esito, ha sottolineato come durante questo periodo si sia cercato di affossare il lavoro della sua giunta e di screditare il mandato ricevuto dagli elettori, scatenando un'ondata di polemiche che è andata ben oltre la singola vicenda giudiziaria. Aver scelto, come ha dichiarato, la strada della fiducia nella giustizia, ignorando i detrattori e procedendo con "la schiena dritta", si è rivelata una strategia vincente, che ha permesso alla verità giudiziaria di emergere chiarendo una volta per tutte i confini tra le diverse autorità.

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