Tragedia sull'A22, muore Stefania Palmieri: era al nono mese di gravidanza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'autostrada A22 del Brennero, un nastro d'asfalto che solca la pianura, venerdì scorso è diventata il palcoscenico di una tragedia che ha stroncato due esistenze prima ancora che una di esse potesse cominciare. Stefania Palmieri, trentasei anni, ha perso la vita in un incidente, schiantandosi, per dinamiche che i rilievi devono ancora accertare, contro un'autobotte che transitava nel tratto compreso tra i caselli di Mantova Nord e Nogarole Rocca. L'urto, di una violenza inaudita, non le ha lasciato scampo, portando via con sé anche la figlia che portava in grembo e che, ormai prossima alla nascita, avrebbe visto la luce di lì a pochi giorni. L'auto, secondo quanto ricostruito, è finita sotto il mezzo pesante, in un incidente le cui circostanze precise restano oggetto di indagine da parte degli organi competenti.

La vita di Stefania, tra Padova e Dolo

Figlia di un chirurgo di chiara fama, già professore presso l'ateneo di Modena, Beneamino Palmieri, da cui la famiglia trae le proprie origini, Stefania aveva costruito la sua vita tra diverse città. Pur avendo scelto Padova come luogo di residenza, dove conviveva con il compagno, il suo lavoro la portava quotidianamente a Dolo, in un pendolarismo che, come quello di molti, scandiva le sue giornate. Una vita piena, la sua, bruscamente interrotta in una mattina qualunque su una strada che percorreva forse da anni, un tragitto familiare trasformato in un luogo di irreparabile destino.

Le esequie e l'ultimo saluto

I funerali di Stefania Palmieri si sono celebrati in un'atmosfera di profondo cordoglio, che ha unito i luoghi della sua vita. La camera ardente, allestita nella sala Terracielo di Modena, ha accolto quanti hanno voluto darle l'ultimo saluto, prima che il feretro raggiungesse la chiesa di San Lazzaro, sempre nel modenese, per la cerimonia funebre. Al termine del rito, la sua salma è stata tumulata nel cimitero di Porto Mantovano, in provincia di Mantova, dove esiste una tomba di famiglia e riposa la madre. Un viaggio estremo che ha toccato i luoghi del cuore e delle radici, ricomponendo, in un certo senso, i frammenti di una vita trascorsa tra diverse province.

Il ricordo dei colleghi

La notizia della sciagura ha gettato nello sgomento anche la realtà lavorativa di Dolo, dove Stefania era conosciuta e stimata. I colleghi, nel ricordarla, hanno dipinto il ritratto di una persona di rara solarità e disponibilità, qualità che, a loro dire, avevano contribuito a rendere migliore l'ambiente attorno a lei. Un ricordo, il loro, che va oltre il semplice cordoglio per la perdita di una dipendente e che tratteggia, invece, il vuoto lasciato da una personalità capace di incidere positivamente sulla vita degli altri, un lascito umano che sopravvive alla brutalità dell'incidente.

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