Un padre doppiamente colpito: dalla scomparsa del figlio vicecomandante alla morte del diciannovenne sciacallato
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Redazione Interno
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La vicenda di Fabrizio Borgione rappresenta, nel suo tragico ripetersi, una di quelle prove che spezzano l’esistenza e segnano indelebilmente il percorso di un uomo, costretto a seppellire due figli nel giro di undici mesi. La prima ferita, quella che ha intaccato profondamente il tessuto familiare, risale al 23 febbraio 2023, quando un malore improvviso, un infarto notturno, stroncò a soli trentacinque anni Andrea Borgione, vicecomandante della polizia locale di Vercelli. Lasciò nello sgomento la moglie e due bambini, di sei e quattro anni, privi di un punto di riferimento, mentre la città perse un rappresentante delle forze dell’ordine stimato e in piena attività. Un vuoto che, per quanto impossibile da colmare, si era forse iniziato a metabolizzare nella sua dolorosa realtà, fino a quando la notte tra il 25 e il 26 gennaio di quest’anno non ha portato con sé un secondo, inaudito colpo.
Il ritrovamento in corso Marconi e l'oscura dinamica
È in quell’alba di venerdì, infatti, che il di Davide, il secondogenito diciannovenne, è stato rinvenuto riverso sull’asfalto all’incrocio tra corso Marconi e via Nizza, nel quartiere torinese di San Salvario, a pochi passi dalla fermata della metropolitana. Accanto a lui giaceva una bicicletta elettrica a noleggio, mezzo che il ragazzo, dopo una serata trascorsa con gli amici e l’uscita da una discoteca, utilizzava abitualmente per fare rientro a casa. Le condizioni in cui è stato trovato, e la totale assenza di testimoni diretti in quel frangente notturno, hanno reso subito nebulosa la dinamica dell’accaduto, lasciando aperte tutte le ipotesi agli investigatori chiamati a far luce sul posto.
Il ruolo decisivo delle immagini di sorveglianza
Il contributo più significativo per dipanare la matassa è giunto, in queste ore, dall’analisi delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza dislocate in quell’area della città, strumento ormai indispensabile nelle indagini di polizia giudiziaria. Le immagini, acquisite dagli agenti, hanno permesso di ricostruire una sequenza temporale che va dalla caduta del giovane al suo successivo trasporto in ospedale, dove purtroppo è spirato poco dopo il ricovero. Quel che emerge dalla visione dei filmati sembra orientare gli inquirenti verso l’ipotesi di un incidente autonomo: Davide sarebbe caduto dalla bicicletta, sbattendo violentemente la testa sulla strada, senza un apparente contatto con altri veicoli.
L'aggravante dello sciacallaggio e l'identificazione
Alla tragedia dell’evento fatale si è però aggiunto, con una crudeltà che il padre ha definito “disumana”, un episodio di sciacallaggio. Mentre il ragazzo era a terra, in condizioni gravissime se non già privo di vita, una persona gli si è avvicinata per derubarlo, approfittando della sua totale vulnerabilità. Questo dettaglio, emerso anch’esso dal lavoro sulle prove video, ha aggiunto un ulteriore tassello di orrore alla vicenda, spingendo le indagini anche su questo fronte parallelo. La polizia, attraverso la meticolosa analisi dei fotogrammi, è riuscita a identificare l’uomo alla guida di un’autovettura che, nelle prime fasi investigative, si sospettava potesse aver urtato il giovane; un elemento, questo, che ha contribuito a chiarire ulteriormente la scena, escludendo progressivamente la pista dello scontro con un’altra vettura e concentrando l’attenzione sulle circostanze immediate della caduta e sul successivo gesto criminale dello sciacallo.




